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SUORE E PUTTANE

Le tre tentazioni della Sinistra

 

Da diverse dirigenti della Sinistra mi sono arrivate mail entusiastiche con in allegato due lettere di suore preoccupate dell’immagine mercificata e degradata della donna che i recenti fatti di cronaca-politica stanno sortendo.

Io mi ero ripromesso di non scrivere nulla del cosiddetto caso Ruby (tra poco capirete perché), infatti è proprio di ciò che accade a sinistra che vorrei parlare, e vorrei farlo partendo da me.

Io ho due figli maschi, ma se ne avessi una femmina non vorrei mai, e dico mai, che facesse la suora o la prostituta.

Questo per due ordini di motivi: il primo, di natura diciamo etica, è che entrambe le attività mi paiono proporre un ruolo subalterno della donna essendo figlie di una visione patriarcale della società e degli esseri umani. Direi anche che, solo apparentemente in paradosso, entrambe sono figlie della stessa visione moralista.

Il secondo, di natura più utilitaristica, è che credo che entrambe (non sempre ma spesso) portino ad esistenze infelici, insoddisfacenti, dimidiate e incapaci di godere appieno delle possibilità della vita.

Ma ciò che è importante dire è che questo è il mio pensiero, sono i miei valori, ma nonostante ciò rispetto totalmente la scelta di chi decide liberamente di fare la suora o la prostituta.

Sono scelte che le donne possono fare grazie alla cosa più preziosa che hanno conquistato: la libertà.

Conosco già la prima obiezione: “ma chi decide di prostituirsi non è libera, è una scelta sempre condizionata da condizioni sociali o culturali”. Questo è un retropensiero sempre operativo, solo che potremmo applicarlo ad ognuna delle nostre scelte concludendone che non siamo liberi, nessuno, mai. Ma messa così è materia da Erasmo e Pascal.

Dobbiamo invece capire che, come dice il poeta, “la libertà è difficile e fa soffrire”, comporta anche scelte che non siamo in grado di comprendere o di apprezzare ma che non per questo smettono di essere legittime, o peggio ancora legali, in una società libera, democratica e di diritto.

A scanso di fraintesi tengo a precisare che conosco bene (contrastarla è il mio lavoro) l’enorme piaga della tratta e della riduzione in schiavitù per la prostituzione, è uno dei peggiori mali contemporanei e una vergogna per tutti, ma non è di questo tipo di donne che si parla a proposito di Arcore.

Questa premessa per dire che capisco perfettamente che due suore stigmatizzino alcuni comportamenti (è perfettamente coerente con la visione teocratica e morale della loro religione), quello che non capisco è l’interesse e l’entusiasmo, e ancor meno l’adesione, per il loro punto di vista da parte di dirigenti di sinistra.

Dico questo perché penso che è proprio questa continua torsione morale, questa tentazione costante, il principale ostacolo alle dimissioni di Berlusconi.

Mi pare infatti evidente che se in questi ultimi anni non ci si fosse esercitati in una continua critica estetico/morale a Berlusconi e al berlusconismo oggi emergerebbe chiaramente la necessità di dimissioni e sarebbero richieste dalla stragrande maggioranza di cittadini per una motivazione assolutamente politica: un Premier non può pensare che la nipote minorenne di un altro Capo di Stato possa essere tolta di galera e affidata alle cure di una prostituta brasiliana.

Se un Premier fa questo allora è assolutamente inadatto a ricoprire quel ruolo, sia per il suo senso civico, sia per le pericolose implicazioni internazionali cui espone l’Italia.

Un Premier irresponsabile e incapace, da allontanare subito dal suo incarico di responsabilità per il bene del Paese.

Ma questa limpida evidenza è appannata da anni di campagne moraliste e oggi Berlusconi può giocare l’ennesima carta da vittima perseguitata, del Robin Hood contro i Magistrati di Nottingham, e molti cittadini, fondamentalmente esausti di questo scontro senza soluzioni, non riescono più a distinguere un importante caso politico, come questo, dai troppi casi pretestuosi di matrice moralista o giustizialista.

Per questo credo che la sinistra debba lanciare messaggi più netti e inequivocabili: la gente ha bisogno di chiarezza perché immersa in una inarrestabile e confusa corrente mediatica che tutto confonde e tutto mistifica: il piano politico con quello morale, il piano giudiziario con quello estetico, il piano dell’informazione con quello della propaganda, il tutto sotto l’insegna di una continua e crescente emotività.

Confondere il nostro giudizio con quello, certo legittimo e probabilmente interessante, delle due suore non aiuta a fare chiarezza, a dare direzione, ma contribuisce alla confusione e al mantenimento di posizioni precostituite.

Sono fermamente convinto che la stragrande maggioranza delle donne italiane non si riconosce nell’immagine di donna che esce dalle storie di Arcore, ma sono altrettanto convinto che non si riconoscerebbe neanche in un partito che stigmatizza e condanna quel tipo di libera scelta che pure loro compiono o non condividono. Dicendo questo mi auguro che l’importante manifestazione del 13 febbraio sappia trovare i toni e le parole giuste per rappresentare quante più donne possibili e non solo il “nostro modello” didonna, non abbiamo bisogno di ulteriori separazioni dalla società reale (riferimento che preferisco alla società civile), né tantomeno di nuove cacce alle streghe. Tra l’altro se proprio devo scendere sul terreno cristologico, che mi affascina profondamente, mi vengono subito in mente Maddalena, la pietra e i senza peccato.

Dobbiamo sforzarci di dare visibilità e rappresentanza ad una vasta pluralità di modelli positivi senza per questo dover brandire condanne o anatemi, la libertà nel privato è un bene acquisito tra la gente e la sinistra fatica ancora a farci i conti nel profondo.

Ma oltre a quanto detto, questo piccolo episodio delle lettere delle due religiose mi pare indicativo di un altro grave vizio della sinistra degli ultimi venti anni: la tentazione di esternalizzare la produzione di contenuti, e di delocalizzarla nei luoghi più paradossali: per le questioni etiche chiediamo alla Chiesa, per quelle economiche a Confindustria e per quelle politiche ai giornalisti.

Se ne ricava, gli elettori ne ricavano, una totale mancanza di autonomia, di dignità di pensiero proprio, di efficacia e riconoscibilità programmatica e quindi di senso politico che non sia il semplice andar contro una persona (la maggior parte degli Italiani se interrogati su ciò che vuole la sinistra non saprebbe citare nessuna grande issue che non sia la cacciata di Berlusconi).

E a ragionare solo di persone si finisce nel cadere nella terza tentazione: il dannunzianesimo di Vendola e Saviano.

 

Andrea Masala

Presidente ArciPluriverso

www.andreamasala.ilcannocchiale.it

masalaandrea@libero.it

Pubblicato il 6/2/2011 alle 17.33 nella rubrica Diario.

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