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PISAPIA E CIVATI

A milano avrei senza dubbio votato Pisapia. Un pò perché è senza bubbio una persona seria e preparata, con anni di attività politica sempre in difesa dei diritti dei più deboli. Un pò perché Boeri invece, pur essendo anche lui serio e preparato, rappresenta per me l'ennesimo episodio di un vizio che rappresenta e perpetua la debolezza della politica: l'idea cioè di prendere dalla società civile persone senza esperienza politica, l'idea di puntare su "gente che piace alla gente che piace", l'idea che si vince con candidati moderati, anzi meglio proprio indistinti. Un partito postpolitico e neocentrista che pensavo avessimo archiviato con l'ultimo congresso. Ma, come si vede, se non lo archiviamo noi lo archiviano gli elettori.

Da ciò non direi che abbia contato l'effetto Vendola, né che il caso milanese suggerisca parallelismi con quello nazionale.
Piuttosto penso che dovremmo smitizzare questo concetto delle primarie o quantomeno usarlo con grande accortezza: non è detto che si selezionino i migliori né i più adatti a vincere nella società reale. Potrebbero vincere i più bravi a mobilitare una parte ridottissima dell'elettorato (siamo sempre sul 10%) per ragioni clientelari o demagogiche.
E poi farei un ragionamento sul guppo dirigente milanese che mi pare ne azzecchi poche da ormai troppi anni, compreso il giovine Civati.
Appoggiando Pisapia il PD milanese avrebbe offerto un'immagine diversa e innescato dinamiche innovative reali e non solo d'immagine.
Ora spero che tutto il partito si metta a disposizione del candidato (che un partito non ce l'ha, visto che Vendola concepisce SEL meno di un comitato elettorale o di uno specchio in cui narcisizzarsi) per vincere.

Pubblicato il 15/11/2010 alle 11.56 nella rubrica Politica.

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