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non riesco ad essere felice (mi diceva nel chiostro vicino le acciaierie) prova allora ad essere libero (rispondevo) (allora io) come quando a berlino c’era il muro (continuavo) (ancora io) da una parte eri felice, all’altra libero ma come (rispondeva) che gioia e libertà non vanno insieme? in questa nostra (dicevo) preistoria (insistevo) dell’uomo nell’umana preistoria che viviamo (in cui c’è storia solo per le élites, protostoria per noi che scriviamo e leggiamo e facciam conto) (e preistoria per tutti gli altri) (e quindi poi per tutti insomma…) i problemi di cui sopra abbiam divisi (continuavo) a berlino, se da una parte eri felice, dall’altra libero giravi ma questo con consueti incroci (improvvisavo, io) (a questo punto un po’ pentito, io) ché da una parte che eri libero dicevano (ti convincevano di questo dalla culla) (e agli altri tutti lo dicevano) poi dall’altra eri felice e soddisfatto (e solo quello potevi sentire) (solo la tua felicità, e quella di tutti) nell’89 (coi miei diciasett’anni) (con i miei pochi panni) (io) a berlino scansavo le macerie (appunto di quel muro) per camminar così sulla linea dove passava il muro in bilico tra libertà e felicità ho provato una sensazione di incompletezza dell’una e l’altra cosa che ancora non si posa che mi sta ancora qua


 

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Politica
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18 novembre 2010

JUST IN TIME

Dal corriere.it:




permalink | inviato da andreamasala il 18/11/2010 alle 17:52 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (2) | Versione per la stampa

15 novembre 2010

PISAPIA E CIVATI

A milano avrei senza dubbio votato Pisapia. Un pò perché è senza bubbio una persona seria e preparata, con anni di attività politica sempre in difesa dei diritti dei più deboli. Un pò perché Boeri invece, pur essendo anche lui serio e preparato, rappresenta per me l'ennesimo episodio di un vizio che rappresenta e perpetua la debolezza della politica: l'idea cioè di prendere dalla società civile persone senza esperienza politica, l'idea di puntare su "gente che piace alla gente che piace", l'idea che si vince con candidati moderati, anzi meglio proprio indistinti. Un partito postpolitico e neocentrista che pensavo avessimo archiviato con l'ultimo congresso. Ma, come si vede, se non lo archiviamo noi lo archiviano gli elettori.

Da ciò non direi che abbia contato l'effetto Vendola, né che il caso milanese suggerisca parallelismi con quello nazionale.
Piuttosto penso che dovremmo smitizzare questo concetto delle primarie o quantomeno usarlo con grande accortezza: non è detto che si selezionino i migliori né i più adatti a vincere nella società reale. Potrebbero vincere i più bravi a mobilitare una parte ridottissima dell'elettorato (siamo sempre sul 10%) per ragioni clientelari o demagogiche.
E poi farei un ragionamento sul guppo dirigente milanese che mi pare ne azzecchi poche da ormai troppi anni, compreso il giovine Civati.
Appoggiando Pisapia il PD milanese avrebbe offerto un'immagine diversa e innescato dinamiche innovative reali e non solo d'immagine.
Ora spero che tutto il partito si metta a disposizione del candidato (che un partito non ce l'ha, visto che Vendola concepisce SEL meno di un comitato elettorale o di uno specchio in cui narcisizzarsi) per vincere.




permalink | inviato da andreamasala il 15/11/2010 alle 11:56 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa

11 giugno 2010

PD E MASSONI

Presidente. Ha facoltà di parlare l'onorevole Gramsci.
Gramsci. Il disegno di legge contro le società segrete è stato presentato alla Camera come un disegno di legge contro la massoneria; esso è il primo atto reale del fascismo per affermare quella che il Partito fascista chiama la sua rivoluzione. Noi, come Partito comunista, vogliamo ricercare non solo il perché della presentazione del disegno di legge contro le organizzazioni in generale, ma anche il significato del perché il Partito fascista ha presentato questa legge rivolta prevalentemente contro la massoneria.
Noi siamo tra i pochi che abbiano preso sul serio il fascismo, anche quando il fascismo sembrava fosse solamente una farsa sanguinosa, quando intorno al fascismo si ripetevano solo i luoghi comuni sulla "psicosi di guerra", quando tutti i partiti cercavano di addormentare la popolazione lavoratrice presentando il fascismo come un fenomeno superficiale, di brevissima durata.
Nel novembre 1920 abbiamo previsto che il fascismo sarebbe andato al potere - cosa allora inconcepibile per i fascisti stessi - se la classe operaia non avesse fatto a tempo ad frenare, con le armi, la sua avanzata sanguinosa**.
Il fascismo, dunque, afferma oggi praticamente di voler "conquistare lo Stato". Cosa significa questa espressione ormai diventata luogo comune? E che significato ha, in questo senso, la lotta contro la massoneria?
Poiché noi pensiamo che questa fase della "conquista fascista" sia una delle più importanti attraversate dallo Stato italiano, e per ciò che riguarda noi che sappiamo di rappresentare gli interessi della grande maggioranza del popolo italiano, gli operai e i contadini, così crediamo necessaria un'analisi, anche se affrettata, della questione.
Che cos'è la massoneria? Voi avete detto molte parole sul significato spirituale, sulle correnti ideologiche che essa rappresenta, ecc.; ma tutte queste sono forme di espressione di cui voi vi servite solo per ingannarvi reciprocamente, sapendo di farlo.
La massoneria, dato il modo con cui si è costituita l'Italia in unità, data la debolezza iniziale della borghesia capitalistica italiana, la massoneria è stata l'unico partito reale ed efficiente che la classe borghese ha avuto per lungo tempo. Non bisogna dimenticare che poco meno che venti anni dopo l'entrata a Roma dei piemontesi, il Parlamento è stato sciolto e il corpo elettorale da circa 3 milioni di elettori è stato ridotto ad 800mila.
È stata questa la confessione esplicita da parte della borghesia di essere un'infima minoranza della popolazione, se dopo venti anni di unità essa è stata costretta a ricorrere ai mezzi più estremi di dittatura per mantenersi al potere, per schiacciare i suoi nemici di classe, che erano i nemici dello Stato unitario.
Quali erano questi nemici? Era prevalentemente il Vaticano, erano i gesuiti, e bisogna ricordare all'onorevole Martire come, accanto ai gesuiti che vestono l'abito talare, esistono i gesuiti laici, i quali non hanno nessuna speciale uniforme che indichi il loro ordine religioso.
Nei primi anni dopo la fondazione del regno i gesuiti hanno dichiarato espressamente in tutta una serie di articoli pubblicati da "Civiltà cattolica" quale fosse il programma politico del Vaticano e delle classi che allora erano rappresentanti del Vaticano, cioè delle vecchie classi semifeudali, tendenzialmente borboniche nel meridione, o tendenzialmente austriacanti nel Lombardo-Veneto, forze sociali numerosissime che la borghesia capitalistica non è riuscita mai a contenere, quantunque nel periodo del Risorgimento essa rappresentasse un progresso, e un principio rivoluzionario. I gesuiti della "Civiltà cattolica", e cioè il Vaticano, ponevano a scopo della loro politica come primo punto il sabotaggio dello Stato unitario, attraverso l'astensione parlamentare, il frenamento dello Stato liberale per tutte quelle sue attività che potevano corrompere e distruggere il vecchio ordine; come secondo punto, la creazione di un'armata di riserva rurale da porre contro l'avanzata del proletariato, poiché fin dal '71 i gesuiti prevedevano che sul terreno della democrazia liberale sarebbe nato il movimento proletario, che si sarebbe sviluppato un movimento rivoluzionario.
L'onorevole Martire ha oggi dichiarato che finalmente è stata raggiunta, alle spese della massoneria, l'unità spirituale della nazione italiana.
Poiché la massoneria in Italia ha rappresentato l'ideologia e l'organizzazione reale della classe borghese capitalistica, chi è contro la massoneria è contro il liberalismo, è contro la tradizione politica della borghesia italiana. Le classi rurali che erano rappresentate nel passato dal Vaticano, sono rappresentate oggi prevalentemente dal fascismo; è logico pertanto che il fascismo abbia sostituito il Vaticano e i gesuiti nel compito storico, per cui le classi più arretrate della popolazione mettono sotto il loro controllo la classe che è stata progressiva nello sviluppo della civiltà; ecco il significato della raggiunta unità spirituale della nazione italiana, che sarebbe stato un fenomeno di progresso 50 anni fa; ed è oggi invece il fenomeno più grande di regressione ...
La borghesia industriale non è stata capace di frenare il movimento operaio, non è stata capace di controllare né il movimento operaio, né quello rurale rivoluzionario. La prima istintiva e spontanea parola d'ordine del fascismo, dopo l'occupazione delle fabbriche è stata perciò questa : "I rurali controlleranno la borghesia urbana, che non sa essere forte contro gli operai".
Se non m'inganno, allora, onorevole Mussolini, non era questa la vostra tesi, e tra il fascismo rurale e il fascismo urbano dicevate di preferire il fascismo urbano ...
[Interruzioni].
Mussolini. Bisogna che la interrompa per ricordarle un mio articolo di alto elogio del fascismo rurale del 1921-22.
Gramsci. Ma questo non è un fenomeno puramente italiano, quantunque in Italia, per la più grande debolezza del capitalismo abbia avuto il massimo di sviluppo; è un fenomeno europeo e mondiale, di estrema importanza per comprendere la crisi generale del dopoguerra, sia nel dominio dell'attività pratica che nel dominio delle idee e della cultura.
L'elezione di Hindenburg in Germania, la vittoria dei conservatori in Inghilterra, con la liquidazione dei rispettivi partiti liberali democratici, sono il corrispettivo del movimento fascista italiano; le vecchie forze sociali, ma non assorbite completamente da esso, hanno preso il sopravvento nell'organizzazione degli Stati, portando nell'attività reazionaria tutto il fondo di ferocia e di spietata decisione che è stata sempre loro propria; ma in sostanza noi abbiamo un fenomeno di regressione storica che non è e non sarà senza risultanza per lo sviluppo della rivoluzione proletaria. Esaminata su questo terreno, l'attuale legge contro le associazioni sarà una forza o è invece destinata ad essere completamente irrita e vana? Corrisponderà essa alla realtà, potrà essere il mezzo per una stabilizzazione del regime capitalistico o sarà solo un nuovo perfezionato strumento dato alla polizia per arrestare Tizio, Caio e Sempronio? ...
Il problema pertanto è questo: la situazione del capitalismo in Italia si è rafforzata o si è indebolita dopo la guerra, col fascismo? Quali erano le debolezze della borghesia capitalistica italiana prima della guerra, debolezze che hanno portato alla creazione di quel determinato sistema politico massonico che esisteva in Italia, che ha avuto il suo massimo sviluppo nel giolittismo? Le debolezze massime della vita nazionale italiana erano in primo luogo la mancanza di materie prime, cioè l'impossibilità della borghesia di creare in Italia una industria che avesse una sua radice profonda nel paese e che potesse progressivamente svilupparsi, assorbendo la mano d'opera esuberante. In secondo luogo, la mancanza di colonie legate alla madre patria, quindi l'impossibilità per la borghesia di creare una aristocrazia operaia che permanentemente potesse essere alleata della borghesia stessa. Terzo la questione meridionale, cioè la questione dei contadini, legata strettamente al problema dell'emigrazione, che è la prova della incapacità della borghesia italiana di mantenere ... Interruzioni.
Mussolini. Anche i tedeschi sono emigrati a milioni.
Gramsci. Il significato dell'emigrazione in massa dei lavoratori è questo: il sistema capitalistico, che è il sistema predominante, non è in grado di dare il vitto, l'alloggio e i vestiti alla popolazione, e una parte non piccola di questa popolazione è costretta ad emigrare ...
Rossoni. Quindi la nazione si deve espandere nell'interesse del proletariato.
Gramsci. Noi abbiamo una nostra concezione dell'imperialismo e del fenomeno coloniale, secondo la quale essi sono prima di tutto una esportazione di capitale finanziario. Finora l'"imperialismo" italiano è consistito solo in questo: che l'operaio italiano emigrato lavora per il profitto dei capitalisti degli altri paesi, cioè finora l'Italia è solo stata un mezzo dell'espansione del capitale finanziario non italiano. Voi vi sciacquate sempre la bocca con le affermazioni più puerili di una pretesa superiorità demografica dell'Italia sugli altri paesi; voi dite sempre, per esempio, che l'Italia demograficamente è superiore alla Francia. È una questione questa che solo le statistiche possono risolvere perentoriamente, ed io qualche volta mi occupo di statistiche; ora una statistica pubblicata nel dopoguerra, mai smentita, e che non può essere smentita, afferma che l'Italia di prima della guerra dal punto di vista demografico, si trovava già nella stessa situazione della Francia dopo la guerra; ciò è determinato dal fatto che l'emigrazione allontana dal territorio nazionale una tal massa di popolazione maschile, produttivamente attiva, che i rapporti demografici diventano catastrofici. Nel territorio nazionale rimangono vecchi, donne, bambini, invalidi, cioè la parte della popolazione passiva, che grava sulla popolazione lavoratrice in una misura superiore a qualsiasi altro paese, anche alla Francia.
È questa la debolezza fondamentale del sistema capitalistico italiano, per cui il capitalismo italiano è destinato a scomparire tanto più rapidamente quanto più il sistema capitalistico mondiale non funziona più per assorbire l'emigrazione italiana, per sfruttare il lavoro italiano, che il capitalismo nostrale è impotente a inquadrare.
I partiti borghesi, la massoneria, come hanno cercato di risolvere questi problemi?
Conosciamo nella storia italiana degli ultimi tempi due piani politici della borghesia per risolvere la questione del governo del popolo italiano. Abbiamo avuto la pratica giolittiana, il collaborazionismo del socialismo italiano con il giolittismo, cioè il tentativo di stabilire una alleanza della borghesia industriale con una certa aristocrazia operaia settentrionale per opprimere, per soggiogare a questa formazione borghese-proletaria la massa dei contadini italiani, specialmente nel Mezzogiorno. Il programma non ha avuto successo. Nell'Italia settentrionale si costituisce difatti una coalizione borghese-proletaria attraverso la collaborazione parlamentare e la politica dei lavori pubblici alle cooperative; nell'Italia meridionale si corrompe il ceto dirigente e si domina la massa coi mazzieri ...
(Interruzioni del deputato Greco) Voi fascisti siete stati i maggiori artefici del fallimento di questo piano politico, poiché avete livellato nella stessa miseria l'aristocrazia operaia e i contadini poveri di tutta Italia.
Abbiamo avuto il programma che possiamo dire dal "Corriere della Sera", giornale che rappresenta una forza non indifferente nella politica nazionale: 800.000 lettori sono anch'essi un partito.
Voci. Meno ...
Mussolini. La metà! E poi i lettori dei giornali non contano. Non hanno mai fatto una rivoluzione. I lettori dei giornali hanno regolarmente torto!
Gramsci. Il "Corriere della Sera" non vuole fare la rivoluzione.
Farinacci. Neanche "l'Unità"!
Gramsci. Il "Corriere della Sera" ha sostenuto sistematicamente tutti gli uomini politici del Mezzogiorno, da Salandra ad Orlando, a Nitti, a Amendola; di fronte alla soluzione giolittiana, oppressiva non solo di classi, ma addirittura di interi territori, come il Mezzogiorno e le isole, e perciò altrettanto pericolosa che l'attuale fascismo per la stessa unità materiale dello Stato italiano, il "Corriere della Sera" ha sostenuto sempre un'alleanza tra gli industriali del Nord e una certa vaga democrazia rurale prevalentemente meridionale sul terreno del libero scambio. L'una e l'altra soluzione tendevano essenzialmente a dare allo Stato italiano una più larga base di quella originaria, tendevano a sviluppare le "conquiste" del Risorgimento.
Che cosa oppongono i fascisti a queste soluzioni? Essi oppongono oggi la legge cosiddetta contro la massoneria; essi dicono di volere cosi conquistare lo Stato. In realtà il fascismo lotta contro la sola forza organizzata efficientemente che la borghesia avesse in Italia, per soppiantarla nella occupazione dei posti che lo Stato dà ai suoi funzionari. La "rivoluzione" fascista è solo la sostituzione di un personale amministrativo ad un altro personale.
Mussolini. Di una classe ad un'altra, come è avvenuto in Russia, come avviene normalmente in tutte le rivoluzioni, come noi faremo metodicamente! [Approvazioni].
Gramsci. È rivoluzione solo quella che si basa su una nuova classe. Il fascismo non si basa su nessuna classe che non fosse già al potere ...
Mussolini. Ma se gran parte dei capitalisti ci sono contro, ma se vi cito dei grandissimi capitalisti che ci votano contro, che sono all'opposizione: i Motta, i Conti ...
Farinacci. E sussidiano i giornali sovversivi! [Commenti].
Mussolini. L'alta banca non è fascista, voi lo sapete!
Gramsci. La realtà dunque è che la legge contro la massoneria non è prevalentemente contro la massoneria; coi massoni il fascismo arriverà facilmente ad un compromesso.
Mussolini. I fascisti hanno bruciato le logge dei massoni prima di fare la legge! Quindi non c'è bisogno di accomodamenti.
Gramsci. Verso la massoneria il fascismo applica, intensificandola, la stessa tattica che ha applicata a tutti i partiti borghesi non fascisti: in un primo tempo ha creato un nucleo fascista in questi partiti; in un secondo periodo ha cercato di esprimere dagli altri partiti le forze migliori che gli convenivano, non essendo riuscito ad ottenere il monopolio come si proponeva ...
Farinacci. E ci chiamate sciocchi?
Gramsci. Non sareste sciocchi solo se foste capaci di risolvere i problemi della situazione italiana ...
Mussolini. Li risolveremo. Ne abbiamo già risolti parecchi.
Gramsci. Il fascismo non è riuscito completamente ad attuare l'assorbimento di tutti i partiti nella sua organizzazione. Con la massoneria ha impiegato la tattica politica del noyautage, poi il sistema terroristico dell'incendio delle logge, e infine impiega oggi l'azione legislativa, per cui determinate personalità dell'alta banca e dell'alta burocrazia finiranno per l'accodarsi ai dominatori per non perdere il loro posto, ma con la massoneria il governo fascista dovrà venire ad un compromesso. Come si fa quando un nemico è forte? Prima gli si rompono le gambe, poi si fa il compromesso in condizioni di evidente superiorità.
Mussolini. Prima gli si rompono le costole, poi lo si fa prigioniero, come voi avete fatto in Russia! Voi avete fatto i vostri prigionieri e poi li tenete, e vi servono! [Commenti].
Gramsci. Far prigionieri significa appunto fare il compromesso: perciò noi diciamo che in realtà la legge è fatta specialmente contro le organizzazioni operaie. Domandiamo perché da parecchi mesi a questa parte senza che il Partito comunista sia stato dichiarato associazione a delinquere, i carabinieri arrestano i nostri compagni ogni qualvolta li trovano riuniti in numero di almeno tre ...
Mussolini. Facciamo quello che fate in Russia ...
Gramsci. In Russia ci sono delle leggi che vengono osservate: voi avete le vostre leggi ...
Mussolini. Voi fate delle retate formidabili. Fate benissimo! [Si ride].
Gramsci. In realtà l'apparecchio poliziesco dello Stato considera già il Partito comunista come un'organizzazione segreta.
Mussolini. Non è vero!
Gramsci. Intanto si arresta senza nessuna imputazione specifica chiunque sia trovato in una riunione di tre persone, soltanto perché comunista, e lo si butta in carcere.
Mussolini. Ma vengono presto scarcerati. Quanti sono in carcere? Li peschiamo semplicemente per conoscerli!
Gramsci. È una forma di persecuzione sistematica che anticipa e giustificherà l'applicazione della nuova legge. Il fascismo adotta gli stessi sistemi del governo Giolitti. Fate come facevano nel Mezzogiorno i mazzieri giolittiani che arrestavano gli elettori di opposizione ... per conoscerli.
Una voce. C'è stato un caso solo. Lei non conosce il meridione.
Gramsci. Sono meridionale!
Mussolini. A proposito di violenze elettorali io le ricordo un articolo di Bordiga che le giustifica a pieno!
Greco Paolo. Lei, onorevole Gramsci, non lo ha letto quell'articolo.
Gramsci. Non le violenze fasciste, le nostre. Noi siamo sicuri di rappresentare la maggioranza della popolazione, di rappresentare gli interessi più essenziali della maggioranza del popolo italiano; la violenza proletaria è perciò progressiva e non può essere sistematica. La vostra violenza è sistematica e sistematicamente arbitraria perché voi rappresentate una minoranza destinata a scomparire. Noi dobbiamo dire alla popolazione lavoratrice che cosa è il vostro governo, come si comporta il vostro governo, per organizzarla contro di voi, per metterla in condizioni di vincervi. È molto probabile che anche noi ci troveremo costretti ad usare gli stessi vostri sistemi, ma come transizione, saltuariamente. [Rumori, interruzioni}. Sicuro: ad adottare gli stessi vostri metodi, con la differenza che voi rappresentate la minoranza della popolazione, mentre noi rappresentiamo la maggioranza. [Interruzioni, rumori].
Farinacci. Ma allora, perchè non fate la rivoluzione? Lei è destinato a fare la fine di Bombacci! La manderanno via dal partito!
Gramsci. La borghesia italiana quando ha fatto l'unità era una minoranza della popolazione, ma siccome rappresentava gli interessi della maggioranza anche se questa non la seguiva, così ha potuto mantenersi al potere. Voi avete vinto con le armi, ma non avete nessun programma, non rappresentate niente di nuovo e di progressivo. Avete solo insegnato all'avanguardia rivoluzionaria come solo le armi, in ultima analisi, determinano il successo dei programmi e dei non programmi ... [Interruzioni, commenti}.
Presidente. Non interrompete?
Gramsci. Questa legge non varrà affatto a frenare il movimento che voi stessi preparate nel paese. Poiché la massoneria passerà in massa al Partito fascista e ne costituirà una tendenza, è chiaro che con questa legge voi sperate di impedire lo sviluppo di grandi organizzazioni operaie e contadine. Questo è il valore reale, il vero significato della legge.
Qualche fascista ricorda ancora nebulosamente gli insegnamenti dei suoi vecchi maestri, di quando era rivoluzionario e socialista, e crede che una classe non possa rimanere tale permanentemente e svilupparsi fino alla conquista del potere senza che essa abbia un partito ed una organizzazione che ne riassuma la parte migliore e più cosciente. C'è qualcosa di vero in questa torbida perversione reazionaria degli insegnamenti marxisti. È certo molto difficile che una classe possa giungere alla soluzione dei suoi problemi e al raggiungimento di quei fini che sono insiti nella sua esistenza e nella forza generale della società, senza che un'avanguardia si costituisca e conduca questa classe fino al raggiungimento di tali fini. Ma non è detto che questa enunciazione sia sempre vera, nella sua meccanicità esteriore ad uso della reazione! Questa è una legge che serve per l'Italia, che dovrà essere applicata in Italia, dove la borghesia non è riuscita in nessun modo e non riuscirà mai a risolvere in primo luogo la questione dei contadini italiani, a risolvere la questione dell'Italia meridionale. Non per nulla questa legge viene presentata contemporaneamente ad alcuni progetti concernenti il risanamento del Mezzogiorno.
Una voce. Parli della massoneria.
Gramsci. Volete che io parli della massoneria. Ma nel titolo della legge non si accenna neppure alla massoneria, si parla solo delle organizzazioni in generale. In Italia il capitalismo si è potuto sviluppare in quanto lo Stato ha premuto sulle popolazioni contadine, specialmente nel Sud. Voi oggi sentite l'urgenza di tali problemi, perciò promettete un miliardo per la Sardegna, promettete lavori pubblici e centinaia di milioni a tutto il Mezzogiorno; ma per fare opera seria e concreta dovreste cominciare col restituire alla Sardegna i 100-150 milioni di imposte che ogni anno estorcete alla popolazione sarda! Dovreste restituire al Mezzogiorno le centinaia di milioni di imposte che ogni anno estorcete alla popolazione meridionale.
Mussolini. Voi non fate pagare le tasse in Russia!...
Una voce. Rubano in Russia, non pagano le tasse !
Gramsci. Non è questa la questione, egregio collega, che dovrebbe conoscere almeno le relazioni parlamentari che su tali questioni esistono nelle biblioteche. Non si tratta del meccanismo normale borghese delle imposte: si tratta del fatto che ogni anno lo Stato estorce alle regioni meridionali una somma di imposte che non restituisce in nessun modo, ne con servizi di nessun genere ...
Mussolini. Non è vero.
Gramsci. ... somme che lo Stato estorce alle popolazioni contadine meridionali per dare una base al capitalismo dell'Italia settentrionale. [Interruzioni, commenti]. Su questo terreno delle contraddizioni del sistema capitalistico italiano si formerà necessariamente, nonostante la difficoltà di costituire grandi organizzazioni, l'unione degli operai e dei contadini contro il comune nemico.
Voi fascisti, voi governo fascista, nonostante tutta la demagogia dei vostri discorsi, non avete superato questa contraddizione che era già radicale; voi l'avete anzi fatta sentire più duramente alle classi e alle masse popolari. Voi avete operato in questa situazione, per le necessità di questa situazione. Voi avete aggiunto nuove polveri a quelle già accumulate dallo sviluppo della società capitalistica e credete di sopprimere con una legge contro le organizzazioni gli effetti più micidiali della vostra attività stessa. [Interruzioni]. Questa è la questione più importante nella discussione di questa legge!
Voi potete "conquistare lo Stato", potete modificare i codici, voi potete cercare di impedire alle organizzazioni di esistere nella forma in cui sono esistite fino adesso; non potete prevalere sulle condizioni obiettive in cui siete costretti a muovervi. Voi non farete che costringere il proletariato a ricercare un indirizzo diverso da quello fino ad oggi più diffuso nel campo dell'organizzazione di massa. Ciò noi vogliamo dire al proletariato e alle masse contadine italiane da questa tribuna: che le forze rivoluzionarie italiane non si lasceranno schiantare, che il vostro torbido sogno non riuscirà a realizzarsi [interruzioni]. È molto difficile applicare ad una popolazione di 40 milioni di abitanti i sistemi di governo di Zankof . In Bulgaria vi sono pochi milioni di abitanti e tuttavia, nonostante gli aiuti dall'estero, il governo non riesce a prevalere sulla coalizione del Partito comunista e delle forze contadine rivoluzionarie, e in Italia ci sono 40 milioni di abitanti.
Mussolini. Il Partito comunista ha meno iscritti di quello che abbia il Partito fascista italiano!
Gramsci. Ma rappresenta la classe operaia.
Mussolini. Non la rappresenta?
Farinacci. La tradisce, non la rappresenta.
Gramsci. Il vostro è un consenso ottenuto col bastone.
Farinacci. Parla di Miglieli!
Gramsci. Precisamente. Il fenomeno Miglieli ha una grande importanza appunto nel senso di ciò che ho detto prima: che le masse contadine anche cattoliche si indirizzano verso la lotta rivoluzionaria. Né i giornali fascisti avrebbero protestato contro Miglieli se il fenomeno "Miglieli" non avesse questa grande importanza dell'indicare un nuovo orientamento delle forme rivoluzionarie in dipendenza della vostra pressione sulle classi lavoratrici.
Concludendo: la massoneria è la piccola bandiera che serve per far passare la mercé reazionaria antiproletaria! Non è la massoneria che vi importa? La massoneria diventerà un'ala del fascismo. La legge deve servire per gli operai e per i contadini, i quali comprenderanno ciò molto bene dall'applicazione che ne verrà fatta. A queste masse noi vogliamo dire che voi non riuscirete a soffocare le manifestazioni organizzative della loro vita di classe, perché contro di voi sta tutto lo sviluppo della società italiana.
[Interruzioni].
Presidente. Ma non interrompano? Lascino parlare. Lei, però, onorevole Gramsci, non ha parlato della legge!
Rossoni. La legge non è contro le organizzazioni!
Gramsci. Onorevole Rossoni, ella stesso è un comma della legge contro le organizzazioni. Gli operai e i contadini debbono sapere che voi non riuscirete ad impedire che il movimento rivoluzionario si rafforzi e si radicalizzi. [Interruzioni, rumori]. Perché esso solo rappresenta oggi la situazione del nostro paese ... [Interruzioni].
Presidente. Onorevole Gramsci, questo concetto lo ha ripetuto tre o quattro volte. Abbia la bontà! Non siamo dei giurati, a cui occorre ripetere molte volte le stesse cose!
Gramsci. Bisogna ripeterle, invece, bisogna che lo sentiate fino alla nausea. Il movimento rivoluzionario vincerà il fascismo. [Commenti].

* Con questo discorso, pronunciato alla Camera il 16 maggio 1925, Gramsci intervenne contro il disegno di legge Mussolini-Rocco rivolto contro la massoneria e indirettamente contro i partiti antifascisti.
** Va sottolineato come in questo passaggio Gramsci si riferisce all'uso delle armi da parte della classe operaia in pieno regime borghese democratico parlamentare, ossia quello vigente nel 1920.




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12 aprile 2010

ThaItalia

Nella lontanissima Thailandia una massa di contadini poveri e arrabbiati ha invaso la metropoli Bangkok per riportare al potere un miliardario. Si tratta del presidente del partito Thai rak Thai: i Thai amano i Thai. I rivoltosi accusano i governativi di essere una cupola di algidi snob e di aver fatto fuori l’ex premier (il miliardario dell’amore) grazie a un ribaltone parlamentare propiziato dalla compiacenza dei poteri forti e dalle inchieste della magistratura. Il miliardario, in esilio dopo una condanna per corruzione, possiede un impero di telecomunicazioni, una squadra di calcio fra le più importanti d’Europa e una quantità imprecisata di villone. Eppure i poveri ribelli sostengono che lui è uno di loro e prendono a calci le auto di media cilindrata della borghesia intellettuale di Bangkok - impiegati, insegnanti, funzionari pubblici - che li disprezza e da cui si sentono disprezzati. Per rappresaglia il governo ha oscurato la tv del miliardario, il cui portavoce (un cantante) ha minacciato pesanti ritorsioni. Ora, è evidente che quella è la Thailandia e certi fenomeni populisti non potrebbero mai attecchire qui da noi. Ma da osservatori, sia pure distaccati, ci poniamo egualmente un quesito: come è possibile che un povero contadino si senta rappresentato da un miliardario e accusi di snobismo e insensibilità sociale chi sta appena un po’ meglio di lui? Chissà se qualche thailandese si degnerà di risponderci.(Gramellini su La Stampa)




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23 febbraio 2010

D'ALEMA DICE UNA COSA DI SINISTRA, E MO' TOCCA A NANNI MORETTI

Se D'Alema riscopre il conflitto sociale
di Stefano Cappellini

L'avesse pronunciato in Italia, il discorso che Massimo D'Alema ha tenuto ieri sera alla London School of Economics sulla crisi e le nuove sfide della sinistra europea, qualcuno avrebbe maliziosamente pensato all'inveramento della celebre battuta morettiana: «D'Alema, di' una cosa di sinistra».

© Mauro Scrobogna / LaPresse 26-01-2010 Roma Politica Camera- elezione presidente COPASIR Nella foto: Massimo D'Alema Prfesidente Copasir © Mauro Scrobogna / LaPresse 26-01-2010 Rome Politics Chamber of Deputies - election of the COPASIR President In the picture: Massimo D'Alema chairman of Parliament special secret services comitee COPASIR

E tra gli studenti italiani della scuola, che lo hanno invitato a tenere la public lecture introdotta da John Loyd, c'è chi lo ha pensato davvero, quando ha udito l'ex premier sbozzare il suo manifesto per la sinistra del Terzo millennio: «Non vorrei apparire troppo arcaico, ma vorrei dire che il primo grande problema per i progressisti è di rimettere con forza le radici nel popolo: a cominciare dalla capacità di riscoprire il conflitto sociale nelle sue forme moderne e di dare rappresentanza al mondo del lavoro e ai suoi interessi». Il ritorno a un impianto laburista della sinistra italiana non è certo inedito per il D'Alema degli ultimi due anni.

Ma il richiamo all'attualità del «conflitto», sebbene nella «sue forme moderne», suona sul versante italiano come un ulteriore invito a spostare il Pd verso un impianto orgogliosamente old labour, come lo definirebbe la sinistra londinese che non ha alcuna nostalgia dell'era Blair, una base di rappresentanza che per il neopresidente del Copasir comprende «non soltanto il lavoro dell’operaio ma anche quello dell’artigiano e del piccolo imprenditore, penalizzati dallo sviluppo distorto degli ultimi quindici anni che ha avvantaggiato la rendita finanziaria e la speculazione».

Nostalgia del blairismo non ne porta nemmeno D'Alema, che rende atto alla cosiddetta Terza Via di aver prodotto innovazioni importanti e solide esperienze di governo, ma ne decreta il sostanziale fallimento, con annessa autocritica: «Vi sono stati partiti e leader che hanno cavalcato con entusiasmo il capitalismo globale. Tutti noi abbiamo – chi più chi meno – avvertito l’influenza di questa innovazione che ha avuto la sua origine soprattutto nel New Labour. Certamente questo ci ha aiutato ad assicurare ai socialisti ancora una stagione di governo. In più credo che ciò abbia rappresentato una reale e necessaria modernizzazione della nostra cultura. Tuttavia non siamo riusciti a porre rimedio alle diseguaglianze sociali crescenti generate dallo sviluppo senza regole del capitalismo globale e siamo apparsi sostanzialmente nel solco di una cultura neoliberale e quindi coinvolti anche noi tra le forze responsabili della crisi di oggi». Il che, secondo l'ex premier, è una delle ragioni per cui in quasi tutta Europa è la destra, specie quella più dura e xenofoba, a intercettare il malcontento e non, come sarebbe stato logico in altre stagioni, il fronte progressista.

D'Alema si compiace però per il declino «dell’oligarchia finanziaria dominante»: «Tramonta - dice - l’illusione dogmatica dell’infallibilità del mercato. Al centro del dibattito pubblico tornano idee fondamentali che sono proprie della tradizione socialista». Rilancia il tema dell'uguaglianza, come parola chiave del futuro della sinistra («In questi anni abbiamo avuto un certo pudore, forse anche perché condizionati dal ricordo dell’egualitarismo livellatore del socialismo burocratico»). Non risparmia una stoccata all'amico-nemico Giulio Tremonti: «Ha recentemente detto, parlando alla scuola del Partito Comunista cinese, che la crisi ha segnato la fine dell’età coloniale. Forse egli intendeva anche compiacere i suoi ascoltatori. La fine dell’età coloniale era già cominciata da almeno un secolo». Cita il lavoro di due ricercatori inglesi Richard Wilkinson e Kate Pickett (autori diThe spirit level), divenuti i nuovi guru del dibattito contro la dittatura del Pil, «hanno dimostrato - sostiene - come oltre una soglia di reddito non c’è proporzione tra crescita della ricchezza e miglioramento della qualità media della vita delle persone». 

Quindi chiude con una citazione kennediana: «Disse JFK nel luglio del 1960: “oggi il nostro impegno deve essere rivolto al futuro perché il mondo sta cambiando. La vecchia epoca è finita. Le vecchie strade non ci sono più”». Un tocco vintage, ma mai quanto quello col quale D'Alema si concede pure un rimando alle primissime pagine dell'album di famiglia, quelle marxiane: «È il lavoro - dice - che produce la ricchezza e il valore, come scrivevano i nostri classici».




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25 gennaio 2010

VENDOLA E BOCCIA DUE FACCE DI UNA SOLA CRISI

Di una cosa sono certo: la vittoria di Vendola nelle primarie pugliesi è l'ennesima dimostrazione dell'impotenza della Sinistra in Italia.

Sento commenti incredibili: Sansonetti esulta perché ora la sinistra avrebbe un leader, i veltroniani esultano perché indirettamente è sconfitto D'Alema, Bersani dice che non si cambia linea, Casini si sfila.
E il popolo della rete non perde occasione di mostrare tutta la superficialità (di cultura politica) di cui è portatore, cascando nella trappola del derby Veltroni-D'Alema e nel gioco delle nominations (ora Baffino fuori, ora Uolter a casa!).
Mi stupisce come non si veda che il PD (e la sinistra tutta) ora soffra dello stesso male di un anno fa: mancanza di identità chiara e di programmi che sappiano aggregare la maggioranza degli Italiani intorno a delle parole d'ordine, a delle progettualità.
Oggi in Italia l'agenda politica la fa completamente la Destra: Berlusconi governa e Di Pietro è percepito come l'unica opposizione. E dentro la maggioranza si rappresentano tutte le istanze sociali senza che la Sinistra riesca a farsi portavoce di nessuna di queste: così Fini diventa il paladino della laicità e dell'accoglienza, Brunetta delle aspirazioni giovanili e della sburocratizzazione, Tremonti del sentimento antibancario e antispeculativo e della stabilità dei conti per il welfare familiare, Carfagna viene definita dall'Arcigay il miglior ministro delle pari oppurtunità, e potrei continuare a lungo.
Tra le persone che non si occupano di politica (politicante) la Sinistra non viene percepita come portatrice di parole d'ordine che non siano solo quelle di un antiberlusconismo giudiziario, mentre la Destra ha una fisionomia chiara: abbassamento delle tasse, sicurezza, federalismo fiscale, aiuti alla piccola impresa e al commercio, difesa dall'Europa.
A questa vitalità politica della Destra (vitalità nel definire programmi che attraggono, nel comunicarli attraverso i media come attraverso la militanza tradizionale, nell'avere una forte dialettica interna e alla fine di fare sempre sintesi) noi opponiamo una sola immagine: quella delle infinite divisioni, dei bizantinismi masturbatori, del politicismo fine a se stesso.
Appunto le primarie: a me piace ogni tipologia di democrazia diretta, ho più volte detto come la questione della democrazia si ponga oggi come sfida mortale tra plebiscitarismo e partecipazione e che questa dovrebbe essere parte fondante dell'identità del PD, però mi pare evidente che primarie senza sfida sui contenuti riducano la politica alla personalizzazione continua e alla divisione leaderistica, andando più nella direzione del plebiscitarismo che in quella della partecipazione.
Ciò detto, mi pare che in Puglia abbia agito tutto questo: si sono sfidate due sinistre divise, non sono riuscite a fare sintesi, non si sono divise su programmi ma su nomi e se una larga coalizione pugliese doveva essere un'indicazione nazionale, questo non è stato capito dal 70% dei 200.000 votanti di domenica oppure, e lo capirei bene, magari è stato capito ma si è reagito pensando che non si può lanciare una nuova grande coalizione con chi ti ricatta su nomi e programmi, neanche per battere Berlusconi.
Insomma ancora mancanza di autonomia politico-programmatica, supplenza col politicismo leaderistico (d'altronde le primarie sono le uniche elezioni in cui uno di Sinistra vince sempre) e spettacolo di infinite divisioni. 




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6 gennaio 2010

ZINGARETTI, VENDOLA, POLVERINI E IL MERCATO DI GENNAIO (SALDI INCLUSI)

Non vorrei partecipare al fantacalcio delle candidature alle regionali, però è indubbio che non siamo davanti a semplici difficoltà ma ad un problema politico generale: voglio dire che un per partito che prende il voto di un terzo degli italiani, che è il principale partito della sinistra, che viene da tradizioni lunghe e nobili che hanno sedimentato egemonie profonde dal dopoguerra ad oggi, per un partito così nessuno immaginerebbe tanta mancanza di autonomia politica e progettuale. siamo sempre alla ricerca di nomi e figurine candidabili e non rilanciamo mai progetti e programmi in grado di determinare l’agenda politica (né in italia né in puglia né nel lazio). invece di usare il nostro capitale elettorale per imporre programmi agli alleati ci facciamo continuamente condizionare oggi da casini e di pietro, ieri da bertinotti e mastella, sempre e comunque da repubblica e debenedetti. ho appoggiato convintamente bersani e sinceramente mi aspettavo molto di più dal punto di vista dell’elaborazione e della comunicazione di un programma politico sociale (figlio di una rinnovata cultura politica di sinistra) realmente alternativi alle destre. invece siamo capaci solo di dividerci tra chi berlusconi lo demonizza (veltroni oggi, parisi ieri) e chi vorrebbe trovare accordi (veltroni ieri, letta oggi), ma al centro c’è sempre berlusconi, mai il partito democratico e il suo programma. mai la sinistra e gli interessi del suo blocco sociale ed elettorale.




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19 novembre 2009

CHE CAZZATA MISSIS PESC

mi sembra che il conflitto vero sia stato tra un ministro degli esteri fortemente europeista e uno con un’idea minima di europa. d’alema rappresenta un europeismo forte e multilateralista, amico degli stati uniti ma indipendente. gli stati europei che sono stati al fianco di bush negli ultimi anni la pensano diversamente, e non è un caso che gran bretagna e polonia siano coloro che più si sono messi di traverso. ma se si pensa che l’europa debba giocare un ruolo da protagonista in questo secolo non si può che accelerare su un suo rafforzamento e, visto il trattato di lisbona, la politica estera diventa il pilastro fondamentale insieme a quella economico-commerciale. tra l’altro mi pare evidente che un’europa delle piccole patrie chiuse nei loro (sempre più piccoli e poveri) privilegi giovi solo alle varie destre populiste e xenofobe. il futuro della sinistra e dell’europa sono intimamente legati.

ma probabilmente ai laburisti inglesi da molto tempo non gliene impippa molto del futuro della sinistra, e infatti anche il loro non sarà dei migliori.
quindi scegliere (con la stancante retorica delle quote rosa)  una baronessa inglese assolutamente incompetente in diplomazia e in politica estera farà dell'europa quell'attore mondiale bravissimo a servire il the delle cinque a obama e hu jintao.




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1 novembre 2009

MAZZOLI MORASSUT ARGENTIN

la situazione è grave ma non seria. faccio notare che gli alfieri del rinnovamento (mozione marino) sono pronti a votare morassut (ex assessore all'urbanistica e ex segretario regionale) per confermarlo alla guida della regione. che rinnovamento rappresenta? credo che tutti possano vedere come sia soltanto il tentativo di lasciare ai vertici i responsabili del fallimento del "modello roma" (presenti sia nella mozione franceschini che, soprattutto, in quella marino).faccio poi notare come gli alfieri delle primarie sempre e dovunque (mozione franceschini) non disdegnino l'accordicchio politicista fatto dentro un apparato di partito (l'assemblea regionale).tutto legittimo, per carità!, ma tutto anche molto pieno di incoerenze.io sono d'accordo sul rispettare le regole, in questo senso sarebbe legittimo eleggere morassut con i voti di marino-argentin, però non credo che unire due minoranze col solo collante degli opportunismi e non dei programmi e delle progettualità sia il modo migliore per ricominciare a costruire il partito a roma e nel lazio, in ispecie a ridosso di regionali così complicate!mi pare più serio il richiamo alla responsabilità che ha fatto nicola zingaretti e su questo mi piacerebbe sentire qualche voce dalla mozione marino, certo come sono che sia composta per la grandissima parte da persone genuinamente e cristallinamente votate ad un vero rinnovamento.




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19 ottobre 2009

SOTTO IL CALZINO NIENTE

La scena più brutta di queste primarie, che a suo modo riassume il vuoto politico-programmatico della sinistra degli ultimi 15 anni, è quella di Franceschini che in Veneto chiede scusa agli imprenditori.

Dal ma anche al mea culpa.
Ma la sinistra in questi anni ha anche dimenticato i precari, i giovani disoccupati, gli immigrati, i ricercatori che emigrano...che facciamo, il giro delle 7 chiese per chiedere scusa a tutti?
E' questa l'innovazione politica che propone Franceschini?
Che serietà politica avranno percepito i piccoli imprenditori italiani?
A me parrebbe più urgente imparare il dinamismo da quegli imprenditori, comprenderne le problematiche insieme a quelle dei precari, dei disoccupati, degli immigrati, dei ricercatori cercando di promuovere delle alleanze sociali basate su solidi programmi dentro la cornice dell'interesse generale.
Subito prima aveva proposto la cacciata della Binetti, che lui stesso aveva messo nelle liste per il Parlamento e il cui appoggio aveva chiesto per farsi eleggere segretario (in quel caso la sua presenza non era un problema).
Il tutto nella cornice generale della sua idea che il partito reale (gli iscritti) non sono il vero PD.
Ma poi si mette un pietoso velato calzino e tutto scompare nel turchese dipinto di niente.




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12 ottobre 2009

BERSANI E FRANCESCHINI

Non so ancora cosa abbiano scritto i giornalisti riguardo alla convenzione nazionale del Partito Democratico.

Io ho seguito gli interventi e mi è parso che Bersani abbia parlato dell'Italia agli Italiani e che Franceschini abbia fatto il solito comizietto morale tipico della sinistra minoritaria e perdente degli ultimi 25 anni. 
Per come la vedo io (vedi più sotto "il pd tra preservativi e conservativi") non è che Bersani abbia inventato un nuovo mondo, però è certo che con lui si può cominciare un rinnovamento serio (e non di marketing) del profilo programmatico di un partito di centrosinistra europeo come il Partito Democratico.
Con Franceschini mi pare si torni all'illusione dei rinnovamenti cosmetici (primarie plebiscitarie, candidature frou-frou...) utili a coprire la mancanza di un programma politico autonomo, perpetuando l'ideologia del "si vince al centro" declinandola nell'altro falso rinnovamento dello spirito del lingotto che era invece una presa in prestito di programmi politici di altri in una composizione incoerente e poco seria, recepita infatti esattamente così dagli elettori.
Con questa impostazione finora siamo stati in grado di farci dettare l'agenda sempre da Berlusconi (le prostitute, i processi, i condoni...), facendogli infiniti favori a livello locale e nazionale. Il nulla programmatico coperto dai rinnovamenti cosmetici e dagli antiberlusconismi morali (sui quali comunque Di Pietro continua a rubarci consensi) che non hanno fermato né i condoni né l'impoverimento dei ceti medio-bassi.
E' sul non aver messo un argine alla deriva democratica ed economica del popolo italiano che misuriamo la sconfitta di questi anni, non sui singoli macchiettistici episodi.
E poi se Bersani fa un discorso programmatico serio rivolto agli Italiani tutti e Franceschini un comizietto ad uso dei dirigenti di partito, chi é l'uomo degli apparati?




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8 ottobre 2009

DI PIETRO, GRILLO E BERLUSCONI

Sicuramente Berlsconi dovrebbe delle scuse a Rosy Bindi, si è espresso da cafone par suo e la questione è tanto misera che non trovo altro da dire (tra l'altro la mitica Bibidi-Bobidi-Bindi gli ha risposto meravigliosamente).
Le scuse che invece ci vorrebbero sono quelle che Di Pietro e Grillo devono al Presidente Napolitano, e di conseguenza a tutti gli Italiani.
Se per Berlusconi si può parlare di cafonaggine, qui invece c'è opportunismo politico e voglia di accaparrare qualche consenso a qualunque costo senza alcuna volontà costruttiva o preoccupazione per il futuro.
Spero che la sinistra sappia presentargli il conto.




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27 settembre 2009

BERSANI E IL CONGRESSO PD

Al congresso del mio circolo ho detto più meno queste cose:

RITORNO AL FUTURO

E’ oggi che si decide come sarà il mondo nel 2050 e si prepara quello che sarà nel 2100. A seconda di come ci comporteremo, i nostri figli e i nostri nipoti abiteranno un mondo vivibile o passeranno un inferno, odiandoci a morte. Per lasciar loro un pianeta abitabile, dobbiamo prenderci la briga di pensare al futuro, di capire da dove viene e come agire su esso”.
Così Jacques Attali nel suo ultimo libro (Breve storia del futuro) esorta ad occuparci dei tempi lunghi, un compito dal quale purtroppo i nostri partiti, e più in generale le classi dirigenti italiane, evadono continuamente inseguendo il qui ed ora della politica politicante.
Per uscire da questo eterno presente, il Partito Democratico deve far sua l’ambizione dei pensieri lunghi, tra i quali il concepirsi come un partito duraturo e proiettato nel futuro.
Pensare al futuro non è fare accademia o auruspicherie, significa esattamente rispondere alle questioni fondamentali del presente senza la miopia dei piccoli tornaconti ma governandone il più possibile le conseguenze, cercando di connettere riforme pratiche con le loro ricadute in termini di emancipazione, sviluppo sostenibile e futuribile, libertà nel lavoro, diritti, culture, cosmopolitismo e universalismo.
Le velocissime trasformazioni che stiamo vivendo fanno sì che le sfide siano tantissime ed in continua evoluzione, ma soprattutto sempre più interrelate tra di loro, cosa che costituisce un punto di complessità ma anche di forza per chi su tali questioni voglia agire con un progetto organico come si proverà a verificare nei pochi esempi che seguono.

Democrazia e giustizia sociale
Le democrazie per come le abbiamo conosciute stanno cambiando. La globalizzazione (nelle fasi di ascesa come in quelle di crisi), le tecnologie dell’informazione, l’esigenza di velocizzare i processi decisionali ed esecutivi, ci pongono davanti al bivio tra plebiscitarismo e partecipazione. E’ evidente come gli attuali equilibri non reggano più, in questo campo o la sinistra ridisegna un vasto programma di riforme o sarà costretta a cedere a quello delle destre. E le riforme di sinistra devono tentare la sfida dell’allargamento partecipativo dei luoghi decisionali e di un loro efficientamento. Una popolazione sempre più informata e informatizzata è in grado di assumersi gradualmente sempre più parti di partecipazione politica. Se non inneschiamo questo processo condanniamo una popolazione ormai matura a quell’inedia sociale e quel distacco istituzionale che portano all’antipolitica e al plebiscitarismo.
Dobbiamo opporre la partecipazione istituzionale di prossimità al plebiscitarismo mediatico, il decentramento alla devolution, resistere, anche ripetendolo tre volte, proprio non ci basta.
E dobbiamo concepire questo processo come una parte fondamentale del cammino verso una maggiore giustizia sociale, pensando la sinistra del futuro come una forza che deve redistribuire sia la ricchezza che il potere. E’ quello che i nostri antenati chiamarono emancipazione. E’ quello che Antonio Gramsci, in una delle sue pagine più belle, chiama passaggio molecolare dei diretti ai gruppi dirigenti.

L’Europa
La Sinistra e l’Europa sono intimamente legate nei loro destini. Non è un caso che a questa grande affermazione delle destre nel continente corrisponda il più basso tasso di europeismo e una sostanziale impasse nella costruzione di un’Europa politica e sociale, cosa di cui si è avuto riscontro in una campagna elettorale in cui di Europa non si è mai, ma proprio mai, parlato.
E’ inutile chiedersi dell’uovo e la gallina. È un processo che si autoalimenta: se vince la paura e l’arroccamento vincono le destre nazionalistiche che hanno una visione minima dell’Europa, se in virtù di questa visione minima l’Europa è un gigante zoppo che mette solo ulteriori fastidiose regole vincono le forze antieuropeiste e così via.
Il PD deve avere il coraggio di essere il partito dell’Europa e del Mediterraneo, un’Europa che confini con Iran e Russia, che abbia una sua politica estera forte e riconoscibile con una visione geostrategica globale e multilaterale, capace di sinergie politiche, economiche e culturali con l’America Latina, l’India e altre regioni emergenti. Un’Europa che si comunichi ancora al mondo come produttrice di cultura e promotrice di diritti e di emancipazione. Per secoli il mondo ci ha visti così, ora sembriamo un (tra l’altro fragile) fortino.

L’Italia e l’Europa
Anche sul fronte interno il PD dovrebbe comunicarsi come il partito dell’Europa per affrontare i ritardi della nostra società: dobbiamo ripetere fino al mal di gola che vogliamo standard europei (basandosi almeno sulle media della zona euro) per quanto riguarda salari, welfare, fisco e burocrazia. Dobbiamo chiedere i salari europei altrimenti vincerà chi già oggi chiede di tornare alle gabbie salariali. Può sembrare impossibile ma pensate se 10 anni fa vi avessero detto che avremmo avuto le ronde per legge. Dobbiamo chiedere un welfare europeo per i tanti precari che oggi pagano contributi che non rivedranno mai sotto forma di pensioni, sostegni alla disoccupazione, servizi per la ricollocazione e per tutte quelle nuove esclusioni sociali che non trovano patria in un welfare risarcitorio basato sul trinomio tempo indeterminato/grande industria/impiego pubblico. Dobbiamo avere il coraggio di non fermarci alla (doverosa e imprescindibile) lotta ai grandi evasori, dobbiamo ascoltare i piccolissimi, quelli per i quali è una forma di sopravvivenza, e saper riformulare un fisco più semplificato e vicino alle esigenze di ognuno.
La lotta contro la degenerazione burocratica va vista come efficientamento e modernizzazione della Pubblica Amministrazione, ma bisogna farla senza cedere agli istinti conservatori, altrimenti anche qui cederemmo il passo all’ottica punitiva e propagandistica delle destre.
Agli standard europei va riallineato il settore della formazione e della ricerca, in Italia buono alla base (scuola primaria) e sempre più decadente man mano si sale verso l’alto fino ad arrivare ad un’Università oramai (con le pochissime e meritorie eccezioni) prolungamento (peggiorativo) del Liceo. Un’Università che non produce più cultura (come solo pochi anni fa faceva egregiamente) e non prepara al lavoro (neanche più in quei pochi settori dove prima lo faceva decentemente: ingegneria, medicina e pochi altri). Per non parlare poi di altre Istituzioni formative come Conservatori e Accademie, la musica e l’arte sono oramai solo un patrimonio passato da musealizzare e non un terreno per nuovi sviluppi. E non sembri accessorio considerare le condizioni strutturali e tecnologiche degli edifici: la peggiore scuola della peggiore periferia di Berlino sembra Harvard se confrontata alla migliore scuola del centro di Roma o Milano. Senza parole, infine, sulla ricerca, dove spesso mancano i fondi anche per accendere le luci nei laboratori.

Precariato
I dati sul fenomeno sono tutti discordanti, non riusciamo mai a sapere quanti sono, per quanto tempo rimangono precari, quanti di questi approdano ad un contratto tipico. E’ più opportuno partire dal fatto che sono le nuove forme del lavoro e, siccome non paion esser passeggere, probabilmente ci dicono di una importante tendenza su cui intervenire. Anche su questo tema occorre coraggio: o la sinistra prova a disegnare una  flessibilità a favore del lavoratore o questa è solo, come è ora, assenza di diritti e bassi salari.
Nell’organizzazione moderna del lavoro il lavoratore può/deve contrattare col datore un rapporto più libero e autorganizzato per tempi e modi, basato sulla valutazione dei risultati raggiunti. Quel tipo di forma-lavoro tipica tradizionalmente solo per alcune alte professioni che oggi è estendibile in verticale e in orizzontale.
Il datore mantiene la convenienza di non legarsi a tempo indeterminato con un lavoratore, ma il lavoratore in cambio dovrebbe avere un 30% in più di stipendio di un suo pari grado a tempo indeterminato (mentre oggi ha almeno un 30% in meno) e una forte autonomia nell’organizzazione del lavoro (mentre oggi è meno autonomo e più ricattabile di chi ha un contratto tradizionale).
Naturalmente dovrebbe essere vietato per legge ricorrere a tipologie contrattuali del genere in situazioni, dove invece se ne abusa, di lavoro tipicamente subordinato : call center, grande distribuzione, informazione etc.
Oggi il precariato non ha rappresentanza, i sindacati non sono organizzati per arrivare ad un settore diffuso e disperso, non ci sono albi professionali, non ci sono casse né mutue. Il precario è solo e non sa se sentirsi un operaio, un professionista o un imprenditore di se stesso. Perché è le tre cose senza esserne nessuna; uno e nessuno senza conoscere gli altri centomila.
C’è un popolo delle partite IVA e dei Co.Co.Pro. che pare voti prevalentemente a destra, la sinistra non lo conosce, non sa che per campare si devono fare 5 o 6 lavori all’anno, ma che il sesto potrebbe far scattare un’aliquota per la quale questo lavoratore tra varie tasse e anticipi di varie tasse andrebbe a pagare tutto ciò che ha guadagnato col sesto lavoro e un bel pezzo di quello che ha guadagnato col quinto.
Forse si bestemmia in chiesa, ma una sinistra che voglia rappresentare questi interessi non dovrebbe avere remore a promuovere proteste anche sul fronte fiscale per questi lavoratori, cosa che potrebbe farli emergere dalla solitudine della partita IVA e dargli corpo, anima e forza collettiva.

Immigrazione
Di immigrazione si parla sempre più spesso, la destra ha saputo costruirci un discorso egemonico e diversi successi elettorali, costruiti sull’emotività, sulla paura, sul meccanismo del capro espiatorio e della guerra tra ultimi e penultimi scaricandovi tutte le tensioni sociali.
La sinistra ha ondeggiato tra inseguimento della destra e disconoscimento del problema.
Due sole voci non si sentono mai in tutto questo parlare di immigrazione: quella degli immigrati e quella della ragione.
Dovremmo parlare del che fare, di come metterci in mezzo tra i cittadini spaventati e gli imprenditori politici della paura, di come rileggere e trasformare le periferie e le province,  sicuramente teatro di aggressioni razziste o di microcriminalità straniera ma ancor più luoghi reali di integrazioni (nel lavoro, nelle comitive giovanili, nei palazzi) riuscite senza sforzo.
Luoghi in cui l’immigrazione è anche una forza di riqualificazione urbana, di valorizzazione e recupero delle periferie molto più spesso di quanto lo sia di degrado.
Luoghi in cui grazie alle famiglie di immigrati rinascono forme di economia mutuale e solidale di comunità cui accedono ormai tanti cittadini italiani rimasti fuori da un welfare anacronistico e inadeguato.
E’ ora di rovesciare il discorso dalla dicotomia sicurezza/solidarietà a quella sviluppo/immobilità: il continuo incrociarsi di accuse tra “razzisti” e “buonisti” aiuta solo l’immobilità, mentre l’immigrazione è una delle occasioni e uno degli strumenti per svecchiare un Paese che non sa immaginarsi nel futuro.
In un mondo sempre più interrelato e interdipendente, capace di trasformazioni velocissime, di continui cambiamenti di scenario e paradigmi, una società plurale presenta sicuramente un grado di adattabilità superiore, di flessibilità e intuitività.
E questo porta con sé immediatamente la battaglia per estendere la nazionalità a chi nasce sul suolo italiano e il diritto al voto per chi in Italia lavora e paga le tasse.
Con ciò non si svende la propria cultura, anzi, si evita che ammuffisca, la si rivitalizza e la si traghetta nel XXI secolo.




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21 luglio 2009

ANCORA PD, ANCORA PRESERVATIVI, ANCORA BERLUSCONI!

Pare che i grandi cronisti di Repubblica-Espresso siano in possesso di video sulle emorroidi di Berlusconi riprese da telecamere nascoste nel water.
Proprio non capisco questo inanellarsi di domande di dieci in dieci.
Il problema dell'opposizione dev'essere uno: perché queste escort invece che pagarle le candida?
Alla fine è questo il passaggio che ha piena rilevanza pubblica e che non può essere eluso con accuse di moralismo, gossippaggio, violazione della privacy etc.
Tutto il resto (compresa l'assurda mozione da santamariagorettiinstalin presentata da Zanda-Carofiglio) confonde e discredita l'intera politica e le istituzioni (compresa la libera stampa).
E poi come al solito Berlusconi ne esce rafforzato: a quanto risulta dalle ultime intercettazioni pubblicate, in linea col magistero di Woytila e Ratzinger, non fa uso di preservativi.
Pare con la soddisfazione di Rutelli e Binetti.




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13 luglio 2009

GRILLO E IL PD

Un partito totalmente aperto alla società, così come lo vollero gli estensori dello statuto, va bene fino a quando la società è d'accordo col partito, se la società non è più d'accordo col partito si sciolga la società!
Altrimenti perché dire di no a Beppe Grillo?
Se si crede che le primarie aperte a tutti siano un bagno salvifico contro le ingerenze degli "apparati" perché ora temiamo di bagnarci? Vanno bene solo le primarie impermeabili?
Allora forse hanno ragione quanti dicono che le primarie aperte servono per decidere i candidati alle cariche pubbliche, ma che sono uno strumento fuorviante per un partito.
Pare che per successione di ceffoni stiamo scontando tutte le ultime ubriacature, solo che le sbornie, anche se smaltite, lasciano sempre effetti nel profondo e una pessima impressione in chi ci guarda impegnati nei postumi.
Certo è che se il nostro prossimo congresso si celebrasse sull'onda dei tormentoni mediatici sulla chiusura del PD, sulle sue primarie truccate etc., questo metterebbe come sempre in ombra  contenuti e programmi e ci riconsegnerebbe come sempre al teatrino della politica.
Se invece Grillo fosse tra i candidati il teatrino della politica scatterebbe automatico e il candidato con più profilo programmatico non avrebbe che da accentuarlo per poter uscire dal teatrino.
C'è poi da dire che rimango sconvolto dalla sicumera con cui Grillo crede di avere le soluzioni alla crisi italiana: più pannelli e wi-fi e meno inquisiti in parlamento.
Io, sarà per carattere, lo sfiderei proprio su questa pochezza programmatica, su questa superficialità politica.
E per ultimo mi chiederei: ma perché non si candida a segretario dell'Italia dei Valori?
Forse perché quel partito, come tutti gli altri, i segretari li elegge in altro modo?




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