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non riesco ad essere felice (mi diceva nel chiostro vicino le acciaierie) prova allora ad essere libero (rispondevo) (allora io) come quando a berlino c’era il muro (continuavo) (ancora io) da una parte eri felice, all’altra libero ma come (rispondeva) che gioia e libertà non vanno insieme? in questa nostra (dicevo) preistoria (insistevo) dell’uomo nell’umana preistoria che viviamo (in cui c’è storia solo per le élites, protostoria per noi che scriviamo e leggiamo e facciam conto) (e preistoria per tutti gli altri) (e quindi poi per tutti insomma…) i problemi di cui sopra abbiam divisi (continuavo) a berlino, se da una parte eri felice, dall’altra libero giravi ma questo con consueti incroci (improvvisavo, io) (a questo punto un po’ pentito, io) ché da una parte che eri libero dicevano (ti convincevano di questo dalla culla) (e agli altri tutti lo dicevano) poi dall’altra eri felice e soddisfatto (e solo quello potevi sentire) (solo la tua felicità, e quella di tutti) nell’89 (coi miei diciasett’anni) (con i miei pochi panni) (io) a berlino scansavo le macerie (appunto di quel muro) per camminar così sulla linea dove passava il muro in bilico tra libertà e felicità ho provato una sensazione di incompletezza dell’una e l’altra cosa che ancora non si posa che mi sta ancora qua


 

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8 febbraio 2013

IL NEONAZIONALISMO ANTINAZIONALE

Le dichiarazioni di Berlusconi su Mussolini fatte il 27 Gennaio scorso appositamente in sfregio alla memoria collettiva e all’Europa (che di quella giornata è istitutrice insieme all’ONU) vanno messe insieme a quelle più recenti, ma reiterate, riguardanti la possibilità di uno sfaldamento dell’area Euro e il ritorno alle valute nazionali. Dichiarazioni derivanti da subculture politiche note ma che, messe insieme, disegnano un impasto preciso che colloca Berlusconi all’estrema destra del Partito Popolare Europeo, vicino ad Orban d’Ungheria e in relazione con diversi autocrati slavi.

Queste ultime prese di posizione non vanno rubricate come le solite sparate elettorali e neanche come i vaniloqui di un anziano perché dietro c’è un disegno politico specifico: la ricostruzione di un Neonazionalismo economico.

In questa chiave trova un senso il richiamo alle “cose buone”: il Mussolini dell’intervento pubblico unito alla compressione dei salari per la lira dei record (il ritorno alla valuta nazionale), il Mussolini della “nazione-proletaria” contro le nazioni plutocratiche (ieri la perfida Albione, oggi la Germania e l’Europa) che con retorica strapaesana spostava il conflitto sociale, dopo averlo ridotto con omicidi, galera e olio di ricino, da dentro a fuori, e ancora il Mussolini dei monopoli statali e parastatali (e Berlusconi è un monopolista in concessione pubblica) connessi alle corporazioni dei lavoratori, vera impalcatura socio-economica del fascismo.

Sono questi alcuni punti programmatici che già da alcuni anni vedono Tremonti impegnato in tentativi vari di attualizzazione al contemporaneo.

Si dirà che è un ben strano nazionalismo se come asse principale, appunto proprio via Tremonti, ha il rapporto privilegiato con un partito antinazionale come la Lega Nord, ma proprio questa apparente aporia è il suo dato di modernità, almeno per due motivi.

Il primo è che la torsione antinazionale è il grimaldello che permette di stravolgere la Costituzione Italiana e i suoi equilibri politico-sociali fondati su un compromesso sociale finalizzato al bene comune, all’emancipazione, alla solidarietà e all’universalismo dei diritti. Secondo poi, il discorso delle macroregioni transnazionali europee è utile a boicottare la costituzione europea in fieri, scopo evidente di ogni nazionalismo.

Il Neonazionalismo di cui parliamo si differenzia quindi dal nazionalismo classico perché abbandona l’idea di Stato-Nazione-Repubblica in quanto questa è fortemente connessa con i diritti universali di cittadinanza, con l’equilibrio dei poteri e con il compromesso sociale di cui la nostra Costituzione è garante; mentre ne recupera il concetto di confine e di dogana per uomini e merci ma non per i capitali finanziari.

Queste ultime dichiarazioni di Berlusconi insomma non sono le solite corna, i bubusettete, le battute da playboy o da caporalmaggiore. Sono precisi messaggi che rivelano l’ultima, si spera, incarnazione di quel fenomeno complesso e tremendamente moderno che chiamiamo berlusconismo.

Ma cosa spinge Berlusconi a collocarsi appunto all’estrema destra del PPE? Finora queste istanze, certo presenti nel centrodestra italiano, avevano convissuto con altre di segno più popolar-conservatore, non trovando mai sintesi ma solo momentanei e precari equilibri evidenti, a mò di esemplificazione, nelle continue tensioni tra Tremonti, Fini e Casini.

La differenza l’ha fatta la scesa-salita (in sostanza è rimasto dov’era) di Monti che anche plasticamente, con il sostegno di Fini e Casini, ha scippato al PDL le istanze popolari e golliste. E se Fini e Casini (i traditori!) rappresentano, almeno formalmente, le due culture tradizionali del centrodestraeuropeo (quella popolare e quella gollista appunto), Monti ne incarna la sua più recente trasformazione tecnocratica e finanziaria, che forse ha nel Pantheon più la Tatcher che Adenauer (o almeno la iron lady ha un fornetto più visitato).

Laconvivenza nel PPE di una destra nazionalista e populista e di una tecnocratico-monetarista, tenute comunque insieme da un’adesione di fondo ai principi neoliberisti, sembra aver in effetti messo un po’ in soffitta gli interpreti dell’Economia Sociale di Mercato e del Modello Sociale Europeo che fino a Khol nel PPE erano egemoni.

Ma con la crisi e le esigenze che questa pone tale convivenza sembra scricchiolare, Berlusconi sente il pericolo e, dopo aver tentato un accordo con Monti, passa all’attacco del professore spingendo sul pedale populista del neonazionalismo strapaesano; fino a promettere condoni fiscali e restituzione in contanti di tasse già pagate, con un’evidente messaggio di favoreggiamento alla grande evasione fiscale, vero core-business dei suoi ceti di riferimento.

Occorre fare attenzione perché un dispositivo politico-retorico del genere, in periodi di crisi generale (economica, di sistema, sociale, delle classi dirigenti, morale e culturale), nei Paesi dell’Europa Latina fa sempre presa (il film l’abbiamo già visto) e il differenziale tra i voti di Berlusconi e quelli di Monti nei sondaggi sta lì a ricordarcelo.

E soprattutto dovrebbero ricordarselo le élites economiche scese e salite direttamente in campo con Monti: una loro sconfitta diretta nel confronto col nazionalismo populista produrrebbe effetti imprevedibili nelle stesse élites e tra le forze sociali del Paese.

C’è bisogno che tutti capiscano la reale portata delle prossime elezioni, della prossima legislatura e del pericolo che, ancor più di prima, Berlusconi può farci correre.

Occorre il massimo di responsabilità e di sensibilità istituzionale nazionale ed europea di tutte le forze democratico-costituzionali che, pur nelle loro importanti differenze, devono saper individuare delle priorità per scongiurare la spirale autodistruttiva che il populismo nazionalista innescherebbe. Tra queste il Partito Democratico porta l’onere di essere l’unica forza con un programma e una possibilità di governo, vanta una rete di rapporti internazionali molto importanti, un insediamento sociale reale ed organizzato in tutto il Paese (come la mobilitazione per le primarie ha dimostrato), una capacità di mediazione tra le forze sociali come nessun altro partito, una grande credibilità in Europa.

Questo finale di partita può dunque giocarlo all’attacco, un attacco ordinato, calmo e improntato a quel grande senso di responsabilità che lo rende credibile, ma all’attacco. E’ serio e responsabile anche saper interpretare e organizzare la rabbia e la paura di quei settori impoveriti e abbandonati, di chi si sente tagliato fuori dal futuro e soprattutto dal presente, di chi non può avvertire immediatamente l’Europa come una possibilità, di chi non è nelle reti e cade senza rete, di tutti coloro insomma (e sono molti di più del famoso insediamento storico e soprattutto rappresentano la maggioranza di quegli indecisi fondamentali per la vittoria) che nella solitudine e nella disperazione sociale possono essere attratti dalle sirene neonazionaliste e populiste mentre serve qualcuno che vada a ricordare loro quello che già sanno: che l’unione fa la forza e che da solo non si salva nessuno.

ANDREA MASALA

PRESIDENTE ARCI PLURIVERSO

 

 




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14 giugno 2011

CLEMENTE DI PIETRO

Le dichiarazioni di Di Pietro lasciano esterrefatti!!! Dice di non strumentalizzare il referendum, dice che è una vittoria anche degli elettori del centrodestra. Dice che non è il caso di chiedere le dimissioni del Governo. Un Di Pietro mai sentito prima, lui che chiedeva le dimissioni del governo quando bucava in autostrada.

Chissà che la (probabile) decadenza del berlusconismo (altre ai cortigiani Vespa, Fede, Mora, Briatore, Santanché e altri che già cominciano ad accoltellarsi) non faccia tremare anche gli antiberlusconiani???
Del resto, quando è caduta L'URSS sono andati in pensione anche molti agenti della CIA.




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30 maggio 2011

MILANO NAPOLI A CALDISSIMO 2

rinfrescatomi con nicolas, volevo puntualizzare: dicevo di evitare entusiasmi e semplificazioni perché da stasera cominceremo purtroppo a sentire (dai diretti interessati che è normale, ma soprattutto dai soliti disinteressati pieni di interessi) che per vincere bisogna candidare vendola come novello obama, altri diranno matteo renzi, altri ancora qualche altro magistrato o banchiere (in attesa di un generale o di un cardinale)

invece occorre capire cosa si muove nel profondo, né io né molti altri avremmo scommesso un centesimo (di quelli rimasti) un mese fa su questi risultati.
comunque credo che il motivo principale sia proprio l'impoverimento delle classi medio-basse (la grande maggioranza del paese) che può credere anche per una decina di anni alle promesse di un miliardario vincente e accattivante, ma poi arriva il buon senso.
ora l'importante è staccare la lega da berlusconi, in tutti questi anni di alleanza non hanno portato a casa niente, se li stacchiamo abbiamo rotto il fronte conservatore al suo centro (terzo polo) e alla sua destra (lega). da qui si può riorganizzare una politica moderna degna delle aspettative della gente e di un paese europeo.
e poi noantri se compramio luisserriche!!!




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30 maggio 2011

MILANO E NAPOLI A CALDISSIMO

così a caldissimo e naturalmente con la gioia nel cuore direi che:


- questi risultati premiano la linea di bersani: centralità del partito e aperture verso tutti

- bisogna evitare facili entusiasmi e ancor più facili semplificazioni, i primi perché berlusconi non è ancora uscito di scena e ha sempre dimostrato di saper fare mosse abili, le seconde perché come non era vero negli ultimi 20 anni che per vincere servivano candidati moderati e centristi, non è vero ora che per vincere servono candidati "radicali" o "identitari" o peggio ancora "puri e populisti". serve saper far politica e interpretare i bisogni e gli umori della gente (anche quella con 2 g!)

- ancora una volta noi questi umori popolari fatichiamo a sentirli, infatti questi risultati ci stanno stupefacendo, direi che ancora proprio non capiamo ancora il fenomeno berlusconi, non lo capiamo quando stravince (né perché stravince) e non lo capiamo quando perde. c'è un profondo nella società a cui noi proprio non scendiamo. non parlo di giornali, politologi, sondaggisti e blogger (ne sono lontanissimi e al massimo lo travisano), parlo proprio di noi dirigenti e base della sinistra tutta. in questo senso direi che è ancora bersani a uscirne meglio di tutti, bisogna riconoscere che qualcosa ha anticipato ed è stato bravo a crederci fino in fondo.

- ora appunto niente facili entusiasmi né facili conclusioni politiche "epocali" (tipo: "in questa fase è chiaro che..." a urne ancora calde), soprattutto non facciamoci tirare dentro al giochino per cui il PD è ricattato o condizionato da di pietro o da vendola o che senza loro o i loro candidati non vinciamo. pisapia, come dicevamo in tanti, dovevamo candidarlo direttamente noi, de magistris ha vinto dopo molti anni di gestione problematica delle sinistre (che comunque, considerato il tutto, hanno tenuto), moltissimi altri sindaci di città importanti li abbiamo eletti noi e anche con molti punti di distacco dalla destra. invece mi pare vincente l'impostazione di bersani, il partito di maggioranza è centrale per ogni manovra, su piattaforme progressiste di interesse generale aperte a chi ci sta.

e ora, visto che è tutto a caldo, mi vado a rinfrescare con Nicolas Feuillatte!!!




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30 marzo 2011

Il nostro tempo è adesso


la vita non aspetta

Non c’è più tempo per l’attesa. E’ il tempo per la nostra generazione di prendere spazi e alzare la voce. Per dire che questo paese non ci somiglia, ma non abbiamo alcuna intenzione di abbandonarlo. Soprattutto nelle mani di chi lo umilia quotidianamente.

Siamo la grande risorsa di questo paese. Eppure questo paese ci tiene ai margini. Senza di noi decine di migliaia di imprese ed enti pubblici, università e studi professionali non saprebbero più a chi chiedere braccia e cervello e su chi scaricare i costi della crisi. Così il nostro paese ci spreme e ci spreca allo stesso tempo.

Siamo una generazione precaria: senza lavoro, sottopagati o costretti al lavoro invisibile e gratuito, condannati a una lunghissima dipendenza dai genitori. La precarietà per noi si fa vita, assenza quotidiana di diritti: dal diritto allo studio al diritto alla casa, dal reddito alla salute, alla possibilità di realizzare la propria felicità affettiva. Soprattutto per le giovani donne, su cui pesa il ricatto di una contrapposizione tra lavoro e vita.

Non siamo più disposti a vivere in un paese così profondamente ingiusto. Lo spettacolo delle nostre vite inutilmente faticose, delle aspettative tradite, delle fughe all’estero per cercare opportunità e garanzie che in Italia non esistono, non è più tollerabile. Come non sono più tollerabili i privilegi e le disuguaglianze che rendono impossibile la liberazione delle tante potenzialità represse.

Non è più tempo solo di resistere, ma di passare all’azione, un’azione comune, perché ormai si è infranta l’illusione della salvezza individuale. Per raccontare chi siamo e non essere raccontati, per vivere e non sopravvivere, per stare insieme e non da soli.

Vogliamo tutto un altro paese. Non più schiavo di rendite, raccomandazioni e clientele. Pretendiamo un paese che permetta a tutti di studiare, di lavorare, di inventare. Che investa sulla ricerca, che valorizzi i nostri talenti e la nostra motivazione, che sostenga economicamente chi perde il lavoro, chi lo cerca e chi non lo trova, chi vuole scommettere su idee nuove e ambiziose, chi vuole formarsi in autonomia. Vogliamo un paese che entri davvero in Europa.

Siamo stanchi di questa vita insostenibile, ma scegliamo di restare. Questo grido è un appello a tutti a scendere in piazza: a chi ha lavori precari o sottopagati, a chi non riesce a pagare l’affitto, a chi è stanco di chiedere soldi ai genitori, a chi chiede un mutuo e non glielo danno, a chi il lavoro non lo trova e a chi passa da uno stage all’altro, alle studentesse e agli studenti che hanno scosso l’Italia, a chi studia e a chi non lo può fare, a tutti coloro che la precarietà non la vivono in prima persona e a quelli che la “pagano” ai loro figli. Lo chiediamo a tutti quelli che hanno intenzione di riprendersi questo tempo, di scommettere sul presente ancor prima che sul futuro, e che hanno intenzione di farlo adesso.

 

tutt* in piazza il 9 aprile.




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8 marzo 2011

QUALCUNO CI AIUTI

Abusa di una paziente sotto sedativo:

arrestato un infermiere a Viterbo

15:13   CRONACA L'operatore sanitario, un italiano di 57 anni, ha abusato della donna che si è svegliata mentre subiva la violenza

COLLEFERRO

Professore molesta allieva minorenne
convinta ad appuntamento: arrestato

13:40   CRONACA Ai domiciliari un professore 40enne romano: avances sessuali. Approcci su Facebook anche con altre allieve

DENUNCIATI TRE CARABINIERI

Stupro, gli inquirenti: no costrizioni
Per i legali, ipotesi abuso di autorità

Stupro, gli inquirenti: no costrizioniPer i legali, ipotesi abuso di autorità

20:51   CRONACA Questi i primi risultati dell'inchiesta del procuratore aggiunto Maria Monteleone e del sostituto Eleonora Fini. Discrepanze nei racconti della donna di 32 anni che ha denunciato gli abusi. Sospeso dal servizio il vigile urbano coinvolto




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6 febbraio 2011

SUORE E PUTTANE

Le tre tentazioni della Sinistra

 

Da diverse dirigenti della Sinistra mi sono arrivate mail entusiastiche con in allegato due lettere di suore preoccupate dell’immagine mercificata e degradata della donna che i recenti fatti di cronaca-politica stanno sortendo.

Io mi ero ripromesso di non scrivere nulla del cosiddetto caso Ruby (tra poco capirete perché), infatti è proprio di ciò che accade a sinistra che vorrei parlare, e vorrei farlo partendo da me.

Io ho due figli maschi, ma se ne avessi una femmina non vorrei mai, e dico mai, che facesse la suora o la prostituta.

Questo per due ordini di motivi: il primo, di natura diciamo etica, è che entrambe le attività mi paiono proporre un ruolo subalterno della donna essendo figlie di una visione patriarcale della società e degli esseri umani. Direi anche che, solo apparentemente in paradosso, entrambe sono figlie della stessa visione moralista.

Il secondo, di natura più utilitaristica, è che credo che entrambe (non sempre ma spesso) portino ad esistenze infelici, insoddisfacenti, dimidiate e incapaci di godere appieno delle possibilità della vita.

Ma ciò che è importante dire è che questo è il mio pensiero, sono i miei valori, ma nonostante ciò rispetto totalmente la scelta di chi decide liberamente di fare la suora o la prostituta.

Sono scelte che le donne possono fare grazie alla cosa più preziosa che hanno conquistato: la libertà.

Conosco già la prima obiezione: “ma chi decide di prostituirsi non è libera, è una scelta sempre condizionata da condizioni sociali o culturali”. Questo è un retropensiero sempre operativo, solo che potremmo applicarlo ad ognuna delle nostre scelte concludendone che non siamo liberi, nessuno, mai. Ma messa così è materia da Erasmo e Pascal.

Dobbiamo invece capire che, come dice il poeta, “la libertà è difficile e fa soffrire”, comporta anche scelte che non siamo in grado di comprendere o di apprezzare ma che non per questo smettono di essere legittime, o peggio ancora legali, in una società libera, democratica e di diritto.

A scanso di fraintesi tengo a precisare che conosco bene (contrastarla è il mio lavoro) l’enorme piaga della tratta e della riduzione in schiavitù per la prostituzione, è uno dei peggiori mali contemporanei e una vergogna per tutti, ma non è di questo tipo di donne che si parla a proposito di Arcore.

Questa premessa per dire che capisco perfettamente che due suore stigmatizzino alcuni comportamenti (è perfettamente coerente con la visione teocratica e morale della loro religione), quello che non capisco è l’interesse e l’entusiasmo, e ancor meno l’adesione, per il loro punto di vista da parte di dirigenti di sinistra.

Dico questo perché penso che è proprio questa continua torsione morale, questa tentazione costante, il principale ostacolo alle dimissioni di Berlusconi.

Mi pare infatti evidente che se in questi ultimi anni non ci si fosse esercitati in una continua critica estetico/morale a Berlusconi e al berlusconismo oggi emergerebbe chiaramente la necessità di dimissioni e sarebbero richieste dalla stragrande maggioranza di cittadini per una motivazione assolutamente politica: un Premier non può pensare che la nipote minorenne di un altro Capo di Stato possa essere tolta di galera e affidata alle cure di una prostituta brasiliana.

Se un Premier fa questo allora è assolutamente inadatto a ricoprire quel ruolo, sia per il suo senso civico, sia per le pericolose implicazioni internazionali cui espone l’Italia.

Un Premier irresponsabile e incapace, da allontanare subito dal suo incarico di responsabilità per il bene del Paese.

Ma questa limpida evidenza è appannata da anni di campagne moraliste e oggi Berlusconi può giocare l’ennesima carta da vittima perseguitata, del Robin Hood contro i Magistrati di Nottingham, e molti cittadini, fondamentalmente esausti di questo scontro senza soluzioni, non riescono più a distinguere un importante caso politico, come questo, dai troppi casi pretestuosi di matrice moralista o giustizialista.

Per questo credo che la sinistra debba lanciare messaggi più netti e inequivocabili: la gente ha bisogno di chiarezza perché immersa in una inarrestabile e confusa corrente mediatica che tutto confonde e tutto mistifica: il piano politico con quello morale, il piano giudiziario con quello estetico, il piano dell’informazione con quello della propaganda, il tutto sotto l’insegna di una continua e crescente emotività.

Confondere il nostro giudizio con quello, certo legittimo e probabilmente interessante, delle due suore non aiuta a fare chiarezza, a dare direzione, ma contribuisce alla confusione e al mantenimento di posizioni precostituite.

Sono fermamente convinto che la stragrande maggioranza delle donne italiane non si riconosce nell’immagine di donna che esce dalle storie di Arcore, ma sono altrettanto convinto che non si riconoscerebbe neanche in un partito che stigmatizza e condanna quel tipo di libera scelta che pure loro compiono o non condividono. Dicendo questo mi auguro che l’importante manifestazione del 13 febbraio sappia trovare i toni e le parole giuste per rappresentare quante più donne possibili e non solo il “nostro modello” didonna, non abbiamo bisogno di ulteriori separazioni dalla società reale (riferimento che preferisco alla società civile), né tantomeno di nuove cacce alle streghe. Tra l’altro se proprio devo scendere sul terreno cristologico, che mi affascina profondamente, mi vengono subito in mente Maddalena, la pietra e i senza peccato.

Dobbiamo sforzarci di dare visibilità e rappresentanza ad una vasta pluralità di modelli positivi senza per questo dover brandire condanne o anatemi, la libertà nel privato è un bene acquisito tra la gente e la sinistra fatica ancora a farci i conti nel profondo.

Ma oltre a quanto detto, questo piccolo episodio delle lettere delle due religiose mi pare indicativo di un altro grave vizio della sinistra degli ultimi venti anni: la tentazione di esternalizzare la produzione di contenuti, e di delocalizzarla nei luoghi più paradossali: per le questioni etiche chiediamo alla Chiesa, per quelle economiche a Confindustria e per quelle politiche ai giornalisti.

Se ne ricava, gli elettori ne ricavano, una totale mancanza di autonomia, di dignità di pensiero proprio, di efficacia e riconoscibilità programmatica e quindi di senso politico che non sia il semplice andar contro una persona (la maggior parte degli Italiani se interrogati su ciò che vuole la sinistra non saprebbe citare nessuna grande issue che non sia la cacciata di Berlusconi).

E a ragionare solo di persone si finisce nel cadere nella terza tentazione: il dannunzianesimo di Vendola e Saviano.

 

Andrea Masala

Presidente ArciPluriverso

www.andreamasala.ilcannocchiale.it

masalaandrea@libero.it




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17 novembre 2010

SAVIANO CUCCHI E BOMBE

lo so che si parlerà solo di Saviano e Maroni, che si griderà al regime, al fango eccetera. Ma a me preoccupano di più notizie come quelle qui sotto, preoccupa di più che siano molto più lontane dalla prima pagina di Ruby e Saviano:


Un'altra strage senza colpevoli
Piazza della Loggia, tutti assolti

Foto In lacrime i parenti delle vittime / Audio

Un'altra strage senza colpevoli Piazza della Loggia, tutti assoltiScagionate a Brescia le 5 persone accusate per la bomba del 1974 (foto) che costò la vita a 8 persone: "Insufficienza di prove". Revocata la custodia cautelare per Delfo Zorzi, che vive in Giappone /SCHEDA

Stefano Cucchi,  l'ultima registrazione 
"Scusate, non riesco a parlare bene"

  Stefano Cucchi,  l'ultima registrazione   "Scusate, non riesco a parlare bene"E' un sospiro di sofferenza, la voce del 31enne romano morto al Pertini sei giorni dopo l'arresto per spaccio. "Sono tossicodipendente..." di PAOLO GALLORI




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28 settembre 2010

Sono Padani Questi Ragli?

La secessione der somaro

(ellekappa-trilussa)Un ciuccio attempatello e  scarcagnato
-che ar cambio ormai nun vale più 'na sega-
er socio der Sovrano Re Patacca,
(quello che cià er pendaglio raggrumato
ma core appresso a tutte le patonze)
se ne sortì, grattannose la panza,
cò na frasetta pè alliscià la Lega:
"li romani, sò porci, sò ladroni e sò magnaccia!"

Pè scaccolasse via 'sta vijaccata
ed allustrasse er  popolo indignato,
li servi der Patacca fanno er coro:
ma nun è gnente, è solo 'nà frescaccia,
'na cosa detta senza la malizzia
da chi nun sa tenesse un cecio in bocca!
Ce vole propio tanta cattiveria
pè penzà che er somaro raja il vero.
Anzi, er ciuccio, a ripensacce mejo,
-informeno i scagnozzi der Magagna-
è solo un martire der libbero penziero.

E quanno torna ne la Capitale,
ve la fa vede lui Roma Capoccia,
cor fatto che ha inventato la padagna
-la gran cuccagna fonte di bisboccia
je svòta la saccoccia e se la magna.
Se va a rubbà la trippa puro ai gatti
e fa er federalismo cò l'abbacchio.

Ma li romani a  'sti buffoni a cacchio
che calano da loro a cercà rogna
ar massimo je fanno 'na scafetta,
e pe risponne ar ciuco ed ar suo rajo
-romani sì, ma mica sò cornuti-
je fanno con il voto un ber cucchiaio
e poi con carma -tranquilli, nun c'è fretta-
li vonno vède all'arberi pizzuti. 




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31 maggio 2010

ITALIA-QUATAR

"Ci vestiamo come vogliamo". Via da Al Jazira

Cinque giornaliste si dimettono dall'emittente del Qatar. Che non avrebbe imposto il velo, ma un trucco più leggero.

Il monito dei sindaci italiani: 'Turisti, rivestitevi'

 Il monito dei sindaci italiani: 'Turisti, rivestitevi' Visitatori senza bon ton: se ne lamentano i primi cittadini delle città a vocazione vacanziera. Per 7 su 10, il look degli ospiti è troppo succinto. Sotto accusa anche schiamazzi e scarso rispetto per l'ambiente.




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9 maggio 2010

E HO DETTO TUTTO

inter ladri sul terrazzo.jpg




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14 aprile 2010

BERSANI NUOVO SEGRETARIO PD

C’è stato un momento stamattina in cui il dibattito post voto nel Partito democratico stava veramente “andando oltre”, per usare una formula tipica della retorica sinistrese e forse proprio per questo cara agli innovatori autonominati d’ogni epoca.

Sui giornali si piangeva la perdita di Mantova prospettando le più drammatiche conseguenze; imperavano le solite diciotto o venti interviste di Chiamparino, che fingeva di sottrarsi al totoincarichi nazionali (“È altrettanto vero, tuttavia, che oggi io sono uno degli amministratori locali più autorevoli che il mio partito ha nel paese”), dava ragione a Prodi sul suo modello di partito-confederazione guidato dai segretari regionali (una bella rivoluzione rispetto ad anni di predicazione ulivista sulla necessità di un mandato fortissimo per il segretario nazionale e sul dogma dell’identità tra la figura di segretario del Pd e quella di candidato premier), e a sua volta poco dopo veniva benedetto da un perentorio ultimatum di Cacciari (“Chiamparino segretario del Pd del nord o il Pd è morto”); era tutto un rutilare di partito del nord, rifondazioni, annunci di guerra.

E intanto cominciava una giornata che per il segretario si annunciava come una vera via crucis: prima la riunione dei segretari regionali, ringalluzziti – chissà – dalla sortita del Professore; poi il “processo” dei quarantanove senatori scontenti, che all’indomani del primo turno si erano guadagnati, con la loro lettera di lamentazioni, nientemeno che l’apertura di Repubblica sotto il titolo roboante: “Assedio a Bersani”.

Ma le apparenze ingannano: probabilmente, la segreteria di Bersani è cominciata oggi. Messo agli atti il risultato elettorale, il segretario ora deve far capire di che pasta è veramente fatto. Fin qui, com’era toccato al povero Franceschini, Bersani più che guidare un partito ha dovuto fare una campagna elettorale. Ma adesso ha l’occasione che al suo predecessore è mancata, e oggi ha cominciato a far capire alcune cose che tornerà utile sapere nei prossimi mesi.

È meglio abituarsi: tanto per cominciare il segretario non prenderà di punta nessuno. Come ha fatto con Prodi, Bersani ringrazierà fin da adesso per gli “utili contributi” al dibattito, li lascerà sfogare, incasserà gli squilli di tromba dei giornali inneggianti all’“assedio” e poi dirà la sua, come ha fatto oggi. Che il partito del nord non esiste, semmai bisogna fare un partito dell’Italia, di tutti i territori; che non è il caso di aprire una discussione nel Pd sulla forma partito e comunque non è proprio il modo migliore e più saggio per recuperare voti; che il Pd non si fa dettare l’agenda né dalla destra né dai giornali ma recuperando l’amor proprio di partito che lo ha portato alla vittoria nelle primarie le sue proposte decide lui quando e come farle, sulle riforme o sulla giustizia, e le discute nelle sedi di partito; che è giusto che la periferia sia rappresentata negli organismi dirigenti – altro che abolirli – e che per questo si può anche cominciare a modificare un po’ lo statuto approvato in piena era veltroniana, così magari si disegna anche un partito un po’ meno anarchico di quello uscito dalle penne del duo Ceccanti-Vassallo.

Intendiamoci, può sempre finire tutto a puttane: ma la partita da oggi non sarà quella che si è giocata finora.

da gertrude dati su tFP




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30 marzo 2010

PROTEZIONE CIVILE/PROVOCAZIONE INCIVILE

Avremo molto da scrivere su questa tornata elettorale che disegna un'altra Italia.

Ma serve tempo.
Nel frattempo farei una gentile richiesta: possiamo evitare che Fuksas parli a nome della sinistra?
Un inutile pallone gonfiato che disprezza il popolo, un miliardario con parcelle vergognose (sarebbe interessante sapere quanto paga e con che contratti i giovani architetti del suo studio), un vanesio che dal pozzo della sua ignoranza sputa continuamente stronze sentenze e reputa chiunque al di sotto del suo livello...
Uno così è l'ultima cosa che ci serve.




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25 marzo 2010

DOVE VANNO A FINIRE I PALLONCINI

Sento l’esigenza di una boccata d’aria pura. Perciò, a chi se la fosse persa, vorrei raccontare la piccola storia di assoluta meraviglia che è apparsa nei giorni scorsi su «Specchio dei tempi». Comincia col funerale di Claudio, custode di una scuola materna di Torino, amatissimo da bambini e genitori per la sua disponibilità. Un italiano di quelli che piacciono a noi, che con un gesto o una parola di buon senso riescono a stemperare i problemi e a colmare i vuoti della struttura in cui lavorano. I bambini riempiono fogli di messaggi e disegni per Claudio. Poi, con la serietà di cui solo loro sono capaci, decidono di recapitarglieli. Come? Ma che domanda stupida, scusate. Attaccandoli a un palloncino in grado di volare fino a lui.Detto fatto: il palloncino carico di corrispondenza viene liberato nel cielo di Torino. Per un paio di settimane non se ne sa più nulla. Quand’ecco che alla scuola materna arriva una lettera. «Sono una nonna di 70 anni e abito a Parma. Anch’io ho dei nipotini che vanno all’asilo. Volevo dirvi che il palloncino del vostro amico Claudio è arrivato. Caduto su un prato verde appena scoperto dalla neve. Io ho ricordato il vostro amico nelle mie preghiere, ma sono certa che da lassù sarà lui a proteggere voi, che siete stati capaci di un gesto così gentile». La prima volta che l’ho letta mi sono venuti i lacrimoni. E anche adesso, insomma. Sarà l’età che avanza. O forse la consapevolezza che fin quando ci saranno persone come Claudio, come la nonna di Parma e come quei bambini, non proprio tutto è perduto. (Gramellini di oggi) da www.claudiocaprara.it




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19 marzo 2010

LA VERITA' SULLE VELINE

Sono totalmente d'accordo con Paola Concia e Angela Azzaro. 

Nell'articolo nel link qui sotto mi pare ci sia un nuovo modo di guardare alla donna e alla quistione femminile:
http://rassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/immagineFrame.asp?comeFrom=rassegna&currentArticle=QK4Z0




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